Augusta, la Curia ha rimosso don Palmiro da parroco della chiesa madre

Augusta, Curia vuole rimuovere don Prisutto da parroco. «Qualcuno ha deciso  di farmi la guerra, ma io resisto» - MeridioNews

Da, domani, 12 agosto, don Palmiro Prisutto non sarà più il parroco della chiesa Madre di Augusta. Come aveva anticipato ai fedeli lo stesso sacerdote, nel corso dell’omelia di domenica scorsa, l’Arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, ha comunicato, il proprio provvedimento di rimozione di don Palmiro dall’ufficio di arciprete Parroco della Parrocchia Maria Santissima Assunta e da ogni altro ufficio, ad eccezione di quello di rettore del Santuario di Maria Santissima Adonai a Brucoli.

Con il decreto, il cui testo non è stato reso pubblico, l’Arcivescovo di Siracusa ha, quindi, preso la decisione che da tempo era nell’aria, con un provvedimento che sarebbe basato su documenti dell’archivio della Curia Arcivescovile risalenti al periodo in cui era retta da monsignor Salvatore Pappalardo, e non farebbe riferimento a fatti specifici, quanto piuttosto a numerose segnalazioni sulla base delle quali l’alto prelato avrebbe maturato la convinzione dell’inefficacia del ministero pastorale svolto del sacerdote, che avrebbe  arrecato danno o turbamento alla comunione ecclesiale. Nel provvedimento si farebbe, inoltre, riferimento anche all’accusa dei sacerdoti di Augusta, di comportamenti eccessivamente divisivi e conflittuali di cui si sarebbe reso protagonista. Quello che ne verrebbe fuori è, quindi, il profilo assolutamente negativo del ruolo del sacerdote, versione energicamente contestata dai numerosi fedeli che seguono don Palmiro, sostenendolo con affetto, che lo ritengono portatore di un messaggio evangelico autentico, vicino al pensiero di Papa Francesco.

La vicenda sarebbe riconducibile al conflitto maturato negli anni scorsi tra l’ormai ex parroco e alcuni esponenti di tre delle sette confraternite del laicato cattolico augustano. Conflitto che portò alla pubblicazione di un manifesto, affisso all’ingresso delle tre chiese confraternali e diffuso alla stampa locale, nel quale don Palmiro veniva accusato di essersi appropriato di somme da utilizzare a fini benefici, peraltro esigue, relative alla rendita di un terreno che un vecchio lascito, secondo le accuse, avrebbe assegnato a una delle confraternite invece che alla parrocchia.

La vicenda è finita in tribunale con querela per diffamazione, presentata da don Palmiro, e ed è in corso un procedimento penale a carico di dieci persone, tra esponenti delle tre confraternite e giornalisti, ritenuti questi responsabili di aver pubblicato i contenuti del manifesto. Sullo sfondo il ruolo di don Palmiro, noto per le sue battaglie in difesa della vita, della salute e dell’ambiente.

Sebbene più volte chiarito come la vicenda non abbia a che vedere con le battaglie del sacerdote, sono in molti in città a pensare che le numerose segnalazioni sui suoi comportamenti, a cui farebbe rifermento l’Arcivescovo nel suo decreto di rimozione dal ruolo di parroco della chiesa madre di Augusta, siano ispirati da chi vuole accreditarsi a interlocutore privilegiato delle aziende che operano nella zona industriale di Priolo, Melilli ed Augusta.

La città è divisa, come spesso succede, e disorientata, per una vicenda che, questa sembra l’opinione prevalente, comunque non consacrerà nessun vincitore e lascerà sul campo solo dolore e sconfitti.

Mentre sui social network infuria la polemica, le Confraternite di Maria ss. Annunziata, Maria SS. Odigitria, e S. Giuseppe, con un comunicato a firma dei tre governatori, “consapevoli del triste e delicato momento che ormai da parecchio tempo sta vivendo la Chiesa Augustana”, hanno comunicato all’Arcivescovo di Siracusa, “la totale e incondizionata disponibilità, pronte ad obbedire a tutte le decisioni che Egli riterrà di adottare per il bene della Chiesa e del Popolo di Dio”.

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