Augusta. Operazione “Sipario”, arrestato un sottufficiale della Guardia di Finanza

Un sottufficiale della Guardia di finanza, Mauro Massari, in servizio ad Augusta, avrebbe promesso ad un esponente del clan Cappello-Carateddi un subappalto da 6 mln di euro al Porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa. È quanto emerso nell’inchiesta “Sipario” della Procura distrettuale antimafia di Catania e delle Fiamme gialle di Catania, culminata con l’arresto di 22 persone, indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso. È in carcere Mauro Massari, vicebrigadiere della Guardia di finanza, in servizio presso la Compagnia di Augusta, nonché attuale vice presidente della VI Circoscrizione del Comune di Catania. L’uomo, accompagnato in cella dai suoi colleghi, è accusato di avere “stretto un patto elettorale” con Orazio Buda, anche lui tratto in arresto, esponente di spicco del clan Cappello-Carateddi che lo avrebbe sostenuto nelle elezioni amministrative del 2018 a Catania in cui con oltre 965 preferenze risultò eletto nella Circoscrizione dei rioni Librino, San Giorgio, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata. In cambio – è l’ipotesi della Dda della Procura di Catania – Massari, “attraverso il reiterato abuso della propria qualità e dei poteri connessi alla funzione esercitata” prometteva “di soddisfare la pressante richiesta del Buda” di “ottenere, in favore di una società a quest’ultimo gradita, un subappalto da 6 mln di euro al Porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa”. E, secondo accertamenti del nucleo Pef-Gico della Guardia di finanza di Catania, sempre su richiesta di Buda, anche lui destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, “prometteva di danneggiare un piccolo imprenditore attraverso l’utilizzo dei poteri connessi alla funzione esercitata”.

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