“Gli extracosti energetici stanno mettendo in ginocchio l’economia e il mondo produttivo. Non solo quello dell’industria ma anche quello legato alle attività artigianali, al turismo. Occorre intervenire subito o sarà il disastro”. Sono le parole di Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia. Il caro bollette è un problema che sta affliggendo in modo serio le imprese della nostra Isola e l’allarme viene lanciato dai rappresentanti dei vari comparti dell’imprenditoria.

“La situazione penso sia abbastanza chiara e nota a tutti”, sottolinea Nicola Farruggio, vicepresidente vicario di Federalberghi regionale. “Gli aumenti delle bollette, fuori da ogni controllo e da ogni logica, sono stati progressivi a luglio e per molte strutture ci sono state difficoltà a pagare. Per agosto e per i mesi successivi le cose non andranno meglio, anzi si attendono incrementi cinque o sei volte superiori a quelli dello scorso anno”.

“Dunque, i governi nazionale e regionale, devono intervenire perché la situazione è più grave di quella che si possa immaginare. Bisogna dare risposte concrete a un comparto già notevolmente colpito dal disagio causato dalla pandemia”.

Federalberghi Isole Minori di Sicilia sottolineano tra l’altro che “gli aumenti degli ultimi mesi – e in particolare sul mese di luglio, unitamente a quelli previsti per il periodo agosto-ottobre – hanno già indotto alcune strutture ad anticipare la prevista data di chiusura”.

La crisi dell’agricoltura

Per il comparto agricolo è intervenuto Rosario Marchese Ragona, alla guida di Confagricoltura regionale. “È una situazione insostenibile per le nostre aziende, si rischia veramente il collasso”, ha sottolineato.

“C’è una duplicazione dei costi energetici, che in alcuni casi sono anche triplicati. Se l’anno scorso arrivava una bolletta elettrica da due mila euro al mese o a bimestre ad azienda, adesso è quanto meno raddoppiata. Per non parlare del costo del carburante agricolo, del gas e degli altri fattori di produzione”.

“Il tutto si ripercuote sull’aumento dei costi di produzione che di fatto poi la grande distribuzione o i mercati non ci riconoscono. E lo si vorrebbe scaricare sui produttori, che di fatto non fanno più reddito e molte aziende rischiano seriamente la chiusura. Stiamo cercando di farci sentire in più sedi, cerchiamo di dirlo alla politica perché non possiamo continuare con questi costi folli e i nostri prodotti si vendono meno di quanto si vendevano l’anno scorso”.

L’allevamento e costi materie prime, rischio chiusura per molti imprenditori

Ed è la volta di Sebastiano Tosto, presidente della Rete degli ovinicoltori siciliani. “Il problema – afferma – esiste e investe l’intero comparto, dalla produzione alla trasformazione. Siamo molto preoccupati perché questa lievitazione di costi ci porta a dovere aumentare i prezzi di vendita del latte che, in questi ultimi mesi, sono non dico raddoppiati ma sicuramente aumentati di una volta e mezzo rispetto ai mesi scorsi per cercare lievemente di recuperare”.

“Gli aumenti non riguardano soltanto l’energia elettrica ma anche il carburante, oltre a tutti gli ausili che si utilizzano in agricoltura e in zootecnia, come le materie prime e i mangimi. I rincari sono notevolissimi e ci ritroviamo tutti a rischio chiusura“.

Ipotesi e scenari futuri

“C’è chi ipotizza che nei prossimi mesi possano scomparire dal mercato un 10-15% di aziende, quindi, non possiamo che essere preoccupati e ci auguriamo che, in qualche modo, il governo nazionale riesca a trovare le giuste soluzioni”.

“Stiamo spingendo e facendo pressing – dichiara Pietro Giglione, segretario regionale della Confederazione nazionale artigiani (Cna) – affinché nel nuovo decreto per contrastare questo preoccupante aumento, gli aiuti siano destinati anche alle piccole imprese che non rientrano nella definizione di energivore”.

Una nuova regressione, “la Sicilia ne uscirà con le ossa rotte”

Intanto, le imprese aderenti a Fipe Sicilia, la federazione dei pubblici esercizi, spegneranno le insegne dalle ore 20 di giovedì prossimo. E lo faranno per protestare contro il caro bollette che sta mettendo in ginocchio la maggior parte delle attività, alcune delle quali hanno deciso di chiudere, mentre la maggior parte si è vista costretta a rimodulare la propria operatività, chiudendo a pranzo, ad esempio o tagliando parte del personale.

“Avremo – ha concluso il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – default aziendali con indebitamenti di azione che sono usciti dalla pandemia con difficoltà. Ma, soprattutto, subiremo il ritorno a una nuova regressione da cui difficilmente usciremo in tempi brevi. Insomma, ci confronteremo con una crisi di lunga durata e per di più imprevedibile. Una crisi da cui la Sicilia uscirà con le ossa rotte”.

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