Caso Scieri. Continua il processo sulla morte del parà siracusano: il legale della famiglia ha chiesto di citare in giudizio il Ministero della Difesa

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Continua il processo sulla morte del parà siracusano Emanuele Scieri: il legale della famiglia ha chiesto di citare in giudizio il Ministero della Difesa come responsabile civile. La richiesta è stata inoltrata oggi al giudice per l’udienza preliminare della Procura militare di Roma. Attualmente sull’omicidio del militare, avvenuto nella caserma Gamerra di Pisa nel 1999, sono in corso due inchieste (una della Procura militare, l’altra della Procura ordinaria di Pisa) e, a breve, la Cassazione dovrà decidere a quale delle due Procure interessate affidare la conduzione del processo. Si prevede una decisione entro la prossima udienza, prevista per il 29 marzo al tribunale di Pisa. Oggi intanto è stata ammessa la costituzione di parte civile della famiglia Scieri al processo, mentre il giudice ha respinto la richiesta dell’associazione “Giustizia per Lele”, perché ha ritenuto che “non vi fosse il diritto soggettivo previsto dal codice” per vedere riconosciuta la costituzione. “Dispiace per l’esclusione dal processo dell’associazione – ha commentato Francesco Scieri, fratello di Emanuele – ma continuerà ad essere il megafono della voce della famiglia e a battersi insieme a noi per arrivare finalmente a ottenere giustizia”. Il 23 febbraio la Corte di Cassazione si esprimerà sul conflitto di attribuzione sollevato dalle difese degli imputati che contestano la competenza militare sull’inchiesta per la quale sono tuttora pendenti due procedimenti presso il tribunale di Pisa e il tribunale militare di Roma. “Noi chiediamo – ha concluso Scieri – che sia un giudice a pronunciarsi su questa vicenda e non abbiamo preferenze, anche se qui sono a giudizio gli ufficiali che avevano il dovere di vigilare e non lo hanno fatto. A noi interessa una sentenza che restituisca dignità a mio fratello ma anche al corpo della Folgore. Nostro padre ci ha insegnato il senso del dovere, quello che la notte del 13 agosto 1999, invece, in quella caserma, è venuto meno”. Al momento, sono accusati di omicidio volontario, con l’aggravante dei futili motivi, gli ex commilitoni Alessandro Panella, Luigi Zabara ed Andrea Antico, nonché i due ex ufficiali Enrico Celentano e Salvatore Romondia.

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