Covid, in Sicilia 666 nuovi contagi e 21 morti. Musumeci: “Aumento casi ma non c’è emergenza”

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È iniziata la seconda settimana di zona arancione in Sicilia. Ieri sono stati effettuati in tutta l’Isola 15.977 tamponi, di questi ne sono risultati positivi al Covid 666 con un tasso di positività che sale al 4,1% (il giorno prima era del 2,9%).

Continua,a crescere il numero delle persone che ha bisogno di cure ospedaliere. I ricoverati in regime ordinario, infatti, diventano 783 (+32), mentre in terapia intensiva ci sono 123 pazienti (-2) con 6 nuovi ingressi in area critica. Sale rispetto agli ultimi giorni anche il numero dei nuovi decessi: che nelle ultime ventiquattro ore sono ben 21. Secondo quanto reso noto dal ministero della Salute, si registrano 219 guariti, mentre gli attuali positivi tornano in alto toccando quota 16.618 (+426 rispetto a ieri). 

Se nel resto d’Italia pare – come affermano alcuni esperti – si sia raggiunto il picco e si intravede un leggero miglioramento nella curva dei contagi, in Sicilia seppur con dati nettamente migliori rispetto a gennaio si assiste a una risalita dei casi. Ciò che ci si augura è che non si raggiunga gli stessi numeri di 3 mesi fa. 

Sul fronte delle province è sempre quella di Palermo a registrare il maggior numero di nuovi contagi che sono 291. Poi c’è Catania (100), Messina (52), Siracusa (65), Trapani (7), Ragusa (43), Caltanissetta (30), Agrigento (45) ed Enna (33). 

“Oggi, la Sicilia nonostante l’aumento dei contagi nell’ultima settimana non può considerarsi in zona di emergenza”. Lo ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci, a margine dell’inaugurazione della nuova struttura di pneumologia per pazienti Covid all’ospedale Garibaldi Centro di Catania.
    “Le zone rosse? Non si pensano – ha sottolineato Musumeci – si decidono nel tempo di qualche ora, non si pianificano. Se il numero dei contagi è particolarmente alto e arriva la conferma da parte del Dipartimento prevenzione e la richiesta non vincolante dei sindaci, quel Comune viene dichiarato zona rossa. Diventa una necessità per evitare che il contagio possa dilagare e resta sempre una scelta sofferta”. 

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