Confcommercio Sicilia: «Ora basta, riaprire subito tutte le attività» - La  Sicilia

Stremati dalle continue chiusure, stanchi di ristori che non arrivano (e mai nella misura necessaria a coprire le perdite), spaventati da un futuro sempre più incerto, gli esercenti della Confcommercio Sicilia hanno inviato un documento al presidente del Consiglio Conte, al presidente della Regione Musumeci, ai sindaci ed ai prefetti della Sicilia. La confusione nei decreti delle chiusure, l’incertezza legata ai codici Ateco ed agli “allegati” che stabiliscono il confine tra chi chiude e chi resta aperta, ha spinto moltissimi commercianti e imprenditori a chiedere un cambio di rotta. “I danni imposti a tutte le aziende siciliane del Commercio, dei Servizi, del Turismo e alle Professioni, sono inestimabili senza contare gli effetti negativi negli altri settori e nei consumi, che alimentano tutto il sistema economico e garantiscono la coesione sociale – si legge nel documento Confcommercio Sicilia – e già dallo scorso marzo è stato imposto, anche in Sicilia, un lockdown generalizzato non giustificato dalla situazione sanitaria, considerato che allora i contagi erano nell’isola fermi ad alcune decine. Adesso, dopo una serie di decreti che non hanno prodotto gli effetti sperati, la Sicilia vive una situazione di emergenza che sta pesando principalmente sulle imprese del terziario di mercato, molte delle quali sono già chiuse o a forte rischio di chiusura. L’ultimo provvedimento nazionale, chiesto a gran voce dal Governo Regionale e reso ancor più severo a livello regionale, impone la chiusura per altre due settimane, senza una chiara visione futura e senza aiuti concreti per le imprese coinvolte”. “Una situazione di estrema frustrazione per migliaia di imprenditori e professionisti che sono stati privati del diritto alla libera impresa e al lavoro, previsto dalla Costituzione e che non possono assistere inermi alla morte delle proprie aziende. Inoltre – prosegue la nota di Confcommercio – i nostri settori, che rappresentano circa il 70% delle partite iva, da mesi vedono le proprie prospettive di vita e lavoro appese all’incertezza presente e alla volatilità futura, ove anche la cassa integrazione per i nostri dipendenti – laddove concessa ed effettivamente erogata – non è sufficiente a recuperare il disagio di centinaia di migliaia di famiglie che da quelle prospettive dipendono“. “In Sicilia con una popolazione di circa cinque milioni di abitanti e con oltre 400 mila aziende, rischiano la chiusura circa 80 mila attività, con la perdita di oltre 40 miliardi di fatturato e di circa 300.000 mila unità lavorative. Il nostro sistema economico – denunciano – non si può permettere una deflagrazione sociale di questa portata. Siamo rispettosi della salute di tutti e siamo pronti ai sacrifici per l’emergenza sanitaria, ma dobbiamo salvaguardare l’emergenza sociale ed economica. Se non saranno messi in campo adeguati correttivi alla gravissima crisi economica scaturita dalla epidemia, certamente non riusciremo, per mancanza assoluta di liquidità, a pagare dipendenti, fornitori, servizi e ogni forma di tassazione. Inadempimenti non voluti, ma certamente imposti dalle condizioni delle nostre imprese”. “Confcommercio – precisa il comunicato – è consapevole che le richieste rappresentano una strategia di sopravvivenza e di minimo rilancio che consentirebbe di non perdere irrimediabilmente, il contributo dei settori all’economia e all’immagine del Paese. Sono proposte rappresentate con la serietà, la consapevolezza e lo spirito di servizio che ha accompagnato il lavoro delle Organizzazioni in questi durissimi mesi. Sul loro accoglimento si decide la sopravvivenza di migliaia di imprese. Confcommercio sottolinea l’importanza di un reale rapporto di collaborazione tra associazioni e istituzioni che se funziona comporta un miglioramento del Paese che ne guadagna in termini di impiego delle risorse, coesione sociale e capacità di isolamento delle frange di insofferenza alimentate da disperazione e frustrazione”. Serve un cambio di marcia, a favore dei nostri settori che hanno investito per poter restare aperti. Siamo i settori della convivialità e dell’accoglienza, persino dei servizi per le comunità, ma che oggi sono letteralmente al collasso, mortificati in qualsiasi azione di programmazione e ripresa da un susseguirsi incoerente di provvedimenti che ci hanno imposto al danno delle chiusure, la beffa di continue nuove regole, misure, cambi di orario e modalità lavorative. Nessuno, come nei nostri settori, ha visto così tante volte cambiare le carte in tavola della propria sopravvivenza imprenditoriale: protocolli assegnateci, rispettati (a titolo oneroso) e abbandonati nell’implementazione; nessuna evidenza di correlazione tra attività aperte e contagi, e un costante collegamento tra severità delle misure e penalizzazione dei settori; un inquietante cortocircuito logico, per cui l’unica possibilità di relazione sociale avviene ormai da mesi nelle case private dove sono impossibili da verificare prassi di sanificazione e distanziamento. Chiediamo, pertanto – conclude il comunicato di Confcommercio – alle Istituzioni tutte e principalmente al Governo Italiano e al Governo Regionale, di restituirci la dignità di una prospettiva certa di riapertura, stabile e basata sull’effettiva possibilità di lavoro e di messa in sicurezza. Le nostre imprese non sono interruttori, ma da sempre tengono accesa la luce in tutto il Paese: oggi meritano questo rispetto”.

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