“La lettera del Comitato per la sicurezza finanziaria, nota come <<comfort letter>>, rappresenta, al netto delle valutazioni sulla sua efficacia, un punto di svolta politico non indifferente sulla vicenda del Petrolchimico.
Il Csf, infatti, è un organo in seno al Mef, il ministero per l’Economia e la Finanza, guidato da Giancarlo Giorgetti che era a capo del Mise incaricato di seguire la vicenda Lukoil dal Presidente Draghi. È di tutta evidenza che la lettera non può essere stata scritta in pochi giorni, per la sua redazione serve tempo, valutazioni ed analisi complesse, per cui salta all’occhio che il freno allo sblocco delle linee di credito alla società proprietaria delle raffinerie Isab Lukoil di Priolo è stato posto dall’ex Premier.”

Lo dichiara l’On. Giovanni Cafeo, parlamentare della XVII legislatura ARS.

“Il ministro Giorgetti ha sempre tenuto nella giusta valutazione la crisi del Petrolchimico, legata in buona parte agli ostruzionismi al gruppo Lukoil, azienda mai oggetto di sanzioni, e la delegazione parlamentare siracusana ha avuto un ruolo importante nella comprensione del problema, che ha un risvolto internazionale – spiega ancora Cafeo – ritengo, però, che se la comfort letter fosse ritenuta per le banche poco efficace, sotto l’aspetto delle garanzie da possibili sanzioni agli stessi istituti di credito, allora l’ipotesi dell’intervento Sace deve necessariamente concretizzarsi, del resto ne ha parlato lo stesso ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Peraltro, il coinvolgimento della Sace era già inserito in un emendamento, presentato da Stefania Prestigiacomo, al Decreto aiuti ma non se ne fece niente, a testimonianza della freddezza mantenuta dal premier Draghi.”

“Mi auguro – continua Cafeo – che si giunga ad una soluzione immediata perché dal 5 dicembre scatterà l’embargo alle importazioni del petrolio dalla Russia, per cui Lukoil ha necessità di disporre di soldi liquidi per acquistare greggio da altri paesi ma bisogna fare presto. D’altra parte, comprare petrolio non è certo come fare la spesa al supermercato: bisogna trovare un accordo con gli acquirenti, sottoscrivere i contratti e disporre gli ordini ai comandanti delle navi petroliere per l’arrivo del prodotto nella rada di Augusta.  Siamo fiduciosi sul cambio di passo e di attenzione del nuovo governo che riuscirà a trovare delle soluzioni.”

“Se il governo Draghi avesse affrontato in tempo il problema, prima dello scoppio della crisi attorno a Lukoil, con tutte le conseguenze a tutti note – prosegue l’On. Cafeo – avrebbe potuto chiedere alla società proprietaria delle raffinerie di Priolo di pianificare gli investimenti in Sicilia in cambio delle garanzie pubbliche alle banche per fornire solide linee di credito ai fini dell’acquisto di greggio da altri paesi.”

“Oggi la partita si gioca soltanto sul mantenimento dell’esistente – conclude Giovanni Cafeo – meglio tardi che mai, almeno impariamo dagli errori, la politica deve assumersi le sue responsabilità ed affrontare i temi dettando le condizioni e non subirle, provando poi a buttare la palla in avanti.”

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