Droga e cellulari al carcere di Brucoli, 16 arresti

La Guardia di finanza di Catania, con la collaborazione e della Polizia penitenziaria, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania nei confronti di 16 soggetti, sottoposti a indagine, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente nel carcere di Augusta oltre che per indebito procacciamento di apparati telefonici per i detenuti della stessa casa circondariale e per corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai doveri di ufficio. Secondo gli investigatori, l’associazione è stata promossa da due detenuti nel carcere di Augusta, i quali, attraverso telefoni cellulari illegalmente introdotti nella casa circondariale, hanno diretto le attività dei sodali all’esterno – volte al reperimento, al deposito e al trasporto di diverse tipologie di sostanza stupefacente – oltre che provveduto a organizzare l’ introduzione delle sostanze in carcere e a gestire la cassa comune dell’associazione criminale. I militari hanno anche individuato all’esterno della casa circondariale, gli altri partecipi dell’associazione, i quali avrebbero organizzato un articolato e ben definito sistema per acquistare, nascondere, confezionare, trasportare e infine introdurre in carcere lo stupefacente e gli apparati di comunicazione.  Tra gli arrestato anche Michele Pedone, sovrintendente della Polizia penitenziaria, in servizio presso il carcere di Augusta che, secondo i finanziari, aveva il compito, dietro compenso, del trasporto e dell’introduzione della droga nella stessa casa circondariale mentre un altro soggetto avrebbe garantito, d’intesa con i predetti sodali, il costante approvvigionamento di telefoni cellulari e SIM card, oltre che i relativi accessori, per la successiva introduzione in carcere, sempre a cura dello stesso Pedone. La droga in carcere sarebbe stata venduta ad altri detenuti. Il gip ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per quindici persone, compreso il sovrintendente di polizia penitenziaria, mentre una sola è stata posta ai domiciliari.

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