Giovani e covid. Il dottor Roberto Cafiso risponde alle domande dell’associazione “Per la città che vorrei”

“La Gioventù al tempo del covid”. E’ il titolo dell’incontro online che si è tenuto ieri pomeriggio su input di Sergio Pillitteri, presidente dell’associazione “Per la città che vorrei”. Su facebook, un appuntamento interessante che ha visto la presenza del dottor Roberto Cafiso, esperto psicoterapeuta siracusano, il quale ha risposto con dovizia di particolari alle domande che gli sono state rivolte. In collegamento Giuseppe Cultrera e Mariella Ricca, componenti del consiglio direttivo dell’associazione culturale aretusea, e lo studente Alessio Di Modica, al quinto anno del liceo scientifico “Einaudi”. A seguire l’evento da casa tanti giovani e adulti, che hanno interagito con i partecipanti inviando domande, pensieri o osservazioni tramite i moderni strumenti di comunicazione di massa. Un contributo importante, per una diretta facebook durata poco più di un’ora, seguendo ritmi elevati e risultando parecchio interessante grazie anche all’ottima conduzione di Pillitteri.

“Sono tempi difficili – ha sottolineato il dottor Cafiso – che stanno mutando le nostre abitudini, costringendoci a vivere in maniera diversa. Mi auguro che, quando tutto sarà passato, non ci dimenticheremo di questa brutta esperienza, facendone tesoro, anche se al riguardo sono un po’ perplesso, visto che gli italiani hanno la memoria corta”. Cafiso ha parlato anche dei cosiddetti negazionisti. “Molte persone, specie tra gli adulti – ha detto – hanno assunto un atteggiamento di negazione, meccanismo tipico di quando si impatta con una realtà tragica e non se ne vuole ammettere l’esistenza. Questo macro fenomeno, per poter essere sostenuto, visto che si tratta di una condizione, si è nutrito di una serie di teorie anche abbastanza suggestive, come quella secondo la quale il virus sarebbe stato costruito in laboratorio oppure creato appositamente in vista dell’istituzione del 5g. E’ evidente che tutto ciò ha anche portato molti individui a sottovalutare l’emergenza sanitaria, non indossando i dispositivi di protezione personale. L’insegnamento da dedurre e che si è manifestato con chiarezza è quello dell’emergenza educativa, intendendo per esso l’incapacità degli adulti di essere modelli credibili per giovani, fornendo loro indicazioni utili sui comportamenti da assumere e facendo proprie le loro perplessità e preoccupazioni. E’ venuto a mancare il dialogo.

Per quanto riguarda la didattica a distanza, Cafiso si è detto contrario. “Le scuole non sono veicolo di contagio e lo stanno dimostrando anche gli screening sulla popolazione studentesca di questi giorni a Siracusa e provincia. Mi preoccupa il fatto che, tenendole chiuse e costringendo i ragazzi a stare per ore davanti al pc per seguire le lezioni, poi gli stessi sentano la necessità di uscire e riunirsi con gli amici, stando spesso vicini tra loro e senza mascherine. A scuola invece tutto questo non accade perché sono controllati”. Concetto ripreso da Alessio Di Modica, per il quale la Dad comporta stanchezza fisica e mentale nei giovani, “costretti a stare 5 o 6 ore davanti ad uno schermo, assumendo talvolta posture scorrette e andando anche incontro a possibili conseguenze per la vista”

“C’è tanta stanchezza – ha chiosato Cafiso – ma la realtà è questa. Se nella prima fase, ci si incoraggiava, cantando sui balconi o apponendo gli striscioni con la scritta “Andrà tutto bene”, adesso questo sembra solo un lontano ricordo. Vedo tanto scoraggiamento e anche tanta preoccupazione. L’arrivo del Natale potrebbe complicare le cose. Il comportamento di ognuno di noi durante le feste sarà decisivo per superare la fase acuta dell’epidemia”.

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