Green pass in Sicilia, la proposta del Cts: “Solo ai vaccinati, il tampone non basta“

Green pass solo ai vaccinati". Arriva la proposta che fa discutere -  ilGiornale.it

Niente green pass solo con il tampone, non importa se rapido o molecolare“. La proposta, di quelle forti, è del Comitato Tecnico Scientifico della Sicilia. Prima solo sussurrata, ora proprio firmata nero su bianco e recapitato al governo regionale.

Era stato infatti il presidente della Regione Musumeci a “riesumare”, in un certo senso, il tavolo scientifico dopo mesi di oblio (e qualche malumore), e il Cts ha risposto proponendo una cosa che, senza alcun dubbio, scientificamente potrebbe avere una certa validità, ma dall’altra parte rischia di mettere fortemente in dubbio il lato economico e sociale di tutta la questione.

La richiesta fatta dal Cts siciliano al governo regionale è chiara: “il tampone negativo non mette al riparo dai rischi“.

Una delle situazioni prese ad esempio è quella di un turista che, negativo, arrivato in Sicilia, si contagia e poi al rientro a casa diffonde il virus o, viceversa, lo porta con sé al rientro in Sicilia. Il problema, ma questo è chiaro a tutti da tempo, è che ”il tampone serve per il tracciamento e per bloccare la diffusione, ma l’unica arma contro il Covid è il vaccino“, ripetono gli esperti siciliani.

Il tampone è ”un’istantanea del momento“. Se sono positivo oggi, nulla mi vieta di non esserlo tra 48 ore (il tempo di validità del green pass col tampone) o persino dopo 24 ore, ed essere a tutti gli esperti un portatore sano di covid al 100%.

Non è, comunque, un’idea solo siciliana: Fabio Ciciliano, componente del Comitato tecnico scientifico, ha detto che il tampone “limita in maniera sostanziale l’applicabilità ‘premiante’ del Green Pass sui soggetti non ancora vaccinati, rendendone, quindi, quasi inefficace la pur condivisibile finalità”. Il tampone rapido (tra l’altro, ora a prezzo scontato) potrebbe avere, insomma, l’effetto di premiare troppo chi il vaccino non se lo vuole fare. Il governo regionale anche per questo aspetta l’eventuale decisione di Roma in tale senso, ma è escluso comunque che una cosa del genere entri in vigore ad agosto. Decideranno Draghi e Speranza, ma in seguito, anche perché si tratterebbe di un passo veramente complicatissimo da gestire, soprattutto con le miriadi di posizioni no vax attuali. Tra l’altro, e già se ne son accorti in molti, per avere il green pass (che ricordiamolo serve per andare nei locali al chiuso, cinema, mostre, muoversi e tanto altro ancora), c’è la corsa al tampone, molto meno al vaccino. Non sono bastati, e continuano a non bastare, i dati diffusi dalle autorità. Il 99% dei decessi da febbraio ad oggi è di non vaccinati o vaccinati con una sola dose, e solo il 3% delle persone vaccinate con doppia finisce ricoverato in ospedale, di cui una piccolissima parte in terapia intensiva, e tutti con patologie pregresse o molto anziani (età media: 89 anni). La Sicilia nonostante questo tra le ultime regioni in Italia nel rapporto tra abitanti e vaccinati. “L’unico parametro di riferimento scientificamente attendibile per la limitazione della circolazione e della diffusione del virus, e soprattutto per il contenimento dei suoi effetti negativi sulla salute del singolo e della collettività, è la vaccinazione completa (doppia dose o monodose secondo vaccino somministrato)”, si legge sul documento. Secondo il Cts in Sicilia sono da collocare in zona ad “alto rischio” i comuni e le province in cui è elevato l’indice di contagio (maggiore di 250 casi su centomila abitanti), ma la copertura vaccinale è inferiore al 70 per cento di tutta la popolazione o inferiore all’80 per cento della popolazione over 60.
Il documento analizza la situazione attuale in Sicilia. La progressiva estensione della campagna vaccinale ha determinato una riduzione dell’ospedalizzazione, sebbene in uno scenario di diffusione crescente dei contagi. Inoltre, la Sicilia attualmente è tra le regioni con casistica giornaliera e tassi di incidenza settimanale più alti (ad oggi supera i 95 casi su centomila abitanti) sebbene permanga nella fascia più a basso rischio con rifermento all’occupazione dei posti letto. La curva epidemica è sostenuta attualmente dalle fasce d’età giovanili, sia per la maggiore propensione alla mobilità e ai contatti interpersonali, sia perché tra i ragazzi si registrano attualmente i più bassi livelli di copertura vaccinale.

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