“Harem” con moglie e amante: uomo ai domiciliari per vessazioni maltrattamenti in famiglia

La Polizia ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Siracusa, nei confronti di un giovane ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate.
L’attività investigativa esperita dalla locale Squadra Mobile, coordinata dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, Sabrina Gambino e dal Sostituto Procuratore , Tommaso Pagano, ha consentito di mettere in luce maltrattamenti che sarebbero stati consumati perpetrati da un giovane della provincia di Siracusa nei confronti di tutte le “sue donne”.
Uno scenario davvero inquietante quello emerso dall’indagine. Più che di una famiglia, si trattava di un vero e proprio “Harem” dato che sotto lo stesso tetto erano costrette a coabitare moglie ed amante nonché quattro figlie, due nate all’interno del matrimonio e due dalla relazione extraconiugale.
Dalla ricostruzione dei fatti, sarebbe emerso che all’interno delle mura domestiche vigeva un clima di vero e proprio terrore determinato dalla violenza fisica e psicologica che l’uomo avrebbe perpetrato da oltre sette anni, in danno della moglie, dell’amante e delle quattro figlie minori. Le due donne sarebbero state costrette a vivere in una condizione di semi-segregazione, non potendo uscire di casa se non con il consenso dell’uomo. Per strada potevano camminare solo con il capo chino, altrimenti potevano incorrere verosimilmente in insulti e aggressioni con calci, pugni o addirittura con colpi di bastone. Tutto questo sarebbe avvenuto in presenza delle figlie che spesso, in prima persona, avrebbero subito lo stesso trattamento che il padre riservava alle loro madri.
Non di rado, le due donne, obbligate a vivere in condizione di sostanziale bigamia, venivano costrette dall’uomo ad intrattenere, con lui, e tra di loro, rapporti sessuali contro la loro volontà.
L’escalation di violenza fisica e morale, perpetrata in maniera costante e reiterato per anni ed anni, è culminata nel momento in cui le donne, ormai stanche della “prigionia”, sono state collocate, con le loro figlie, in località protetta pronte a ricostruire una vita serena.
L’indagato, già gravato da pregiudizi di polizia, è stato pertanto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in attesa dell’interrogatorio del G.I.P.

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