«Oggi come ieri a sostenere la lotta al caporalato, al precariato, allo sfruttamento dei lavoratori. Questa giornata resta monito costante per rinnovare l’impegno del sindacato su temi che, a distanza di 54 anni, restano purtroppo attuali e di estrema gravità».

I fatti di Avola, ricordati oggi con una cerimonia davanti alla stele in contrada Chiusa di Carlo, rappresentano non soltanto la memoria del mondo operaio, ma il momento per ribadire la necessità di non disperdere il sacrificio di Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia oltre alle conquiste di tutela e diritti per tutti i lavoratori.

È questo il senso delle parole dei segretari generali di Cgil e Cisl, Roberto Alosi e Vera Carasi, del componente della segretaria regionale della Uil, Giovanni D’Avola, e dei segretari generali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, Sergio Cutrale, Domenico Bellinvia e Sebastiano Di Pietro, al significato del 2 dicembre che, nel 1968, vide i braccianti agricoli ribellarsi allo sfruttamento.

«A distanza di 54 anni ci troviamo a vivere sfruttamento in troppi settori – hanno continuato i segretari – La precarietà diffusa alimenta quel mondo del lavoro che ricorda, in buona parte, quanto accadeva a quel tempo.

Nei campi ancora oggi il caporalato resta una piaga – hanno sottolineato ancora – e lo sfruttamento è diffuso anche attraverso paghe al ribasso e tempi di elargizione dilatati nei mesi».

Cgil, Cisl, Uil confederali, insieme alle categorie che rappresentano il settore agricolo e dei braccianti, hanno rilanciato l’esigenza di fare definitivamente giustizia affinché le famiglie di Sigona e Scibilia conoscano la verità.

«Lo avevamo chiesto quattro anni fa e lo ribadiamo oggi – hanno sottolineato Alosi, Carasi, D’Avola, Bellinvia, Cutrale e Di Pietro -, bisogna desecretare i fascicoli d’inchiesta su quegli scontri. Lo chiediamo al Presidente della Repubblica e al nuovo Governo; sarebbe una pagina di storia e di chiarezza che il nostro paese e tutti i lavoratori meritano.

Dobbiamo guardare al passato con lo sguardo libero da nebbie e perplessità – hanno concluso i segretari – Dobbiamo evitare di consolidare quella convinzione che ieri come oggi la dignità di un lavoratore, donna o uomo, venga calpestata da chiunque».

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