Continua la corsa dell’inflazione, che a settembre, secondo le rilevazioni dell’Istat, sfiora il 9% su base annua, trainata soprattutto dai prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero i beni di prima necessità per la cura della casa e della persona, che sono schizzati dell’11,1% rispetto a un anno fa, segnando un record storico dal 1983.

Secondo i dati preliminari diffusi dall’Istat in quest’ultimo mese i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8% su base mensile e dell’8,4% su base annua (da +7,9% del mese precedente). “Sono l’energia elettrica e il gas mercato libero – spiega l’Istat in una nota – che producono l’accelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (in parte mitigata dal rallentamento di quelli dei carburanti) e che, insieme con gli alimentari lavorati e i beni durevoli, spingono l’inflazione a un livello (+8,4%) che non si registrava da dicembre 1985 (quando fu pari a +8,8%).

Accelerano anche, prosegue l’Istat, l’inflazione di fondo, ovvero al netto degli energetici e degli alimentari freschi (da +4,1% a +4,4% ad agosto, non era così da maggio 1996 quando fu +4,7%) e l’inflazione al netto dei soli beni energetici (da +4,7% a +4,9%, non si registravano questi livelli da aprile 1996).

Corre a ritmi preoccupanti anche il carrello della spesa, che sale del 9,7%, segnando un altro record storico: non si registrava una tale escalation dei prezzi dal lontano giugno del 1984). Dai dati preliminari dell’Istat emerge in particolare l’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che passano da +9,1% a +9,7%, mentre rallentano quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,7% a +7,8%).

Caro energia e siccità con il taglio dei raccolti spingono dunque i prezzi del food & beverage, che secondo l’analisi della Coldiretti sui dati Istat segnano un aumento complessivo medio del +10,2%, costringendo gli italiani a tagliare gli acquisti in quantità nel carrello della spesa. “Il balzo dell’inflazione costerà alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, a causa del mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina e del taglio dei raccolti per la siccità”, rivela Coldiretti. “Inoltre – continua l’associazione – i prezzi dei beni alimentari non lavorati come frutta e verdura aumentano su base annua del +9,7%, anche per effetto delle speculazioni che sottopagano le produzioni agli agricoltori e fanno triplicare i prezzi dell’ortofrutta dai campi alla tavola”.

Il risultato è che, per effetto delle difficoltà economiche e del caro prezzi nel carrello della spesa, gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura che crollano nel 2022 dell’11% in quantità rispetto allo scorso anno, su valori minimi da inizio secolo, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Cso Italy/Gfk Italia dai quali emerge che il consumo di frutta delle famiglie nel primo semestre del 2022 si è attestato a 2,6 milioni di tonnellate in quantità.

“Gli italiani – precisa la Coldiretti – hanno ridotto del 16% le quantità di zucchine acquistate, del 12% i pomodori, del 9% le patate, del 7% le carote e del 4% le insalate, mentre per la frutta si registra addirittura un calo dell’8% per gli acquisti di arance, considerate unanimemente un elisir di lunga vita”.

Una situazione destinata ad avere un impatto sulle famiglie più deboli che riservano una quota rilevante del proprio reddito all’alimentazione, ma ci sono anche oltre 2,6 milioni di persone che sono costrette a chiedere aiuto per mangiare e rappresentano la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di famiglie a causa dell’inflazione spinta dal carrello della spesa per i costi energetici e alimentari.

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