“Un’opera difficile che richiederebbe tempi di studio molto più lunghi di una legislatura a fronte di temi ben più urgenti, dal rischio desertificazione, politiche e azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, alle rinnovabili per una transizione verde”.

Questo il pensiero di Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, sull’eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto, ormai chiodo fisso del vicepremier, Matteo Salvini, salutato con soddisfazione dal centrodestra che lo considera ormai “cosa fatta”.

Ma ci sono problemi, anche di carattere geologico e sismico, oltre che di priorità che non possono essere rimosse anche per chi lo considera “potenzialmente” utile. Fra questi proprio Fiore che all’Adnkronos ha spiegato come il Ponte resti un’opera difficile da realizzare.

”Non bisogna pensare solo alla campata tra un pilone e l’altro c’è anche la questione del collegamento della viabilità su gomma e su ferro che deve essere innestata sul ponte – spiega il presidente – Prima di passare ad una progettazione esecutiva vanno fatti approfondimenti di carattere sismico e ambientale anche sui materiali che varranno scalati durante il cantiere, uno studio complesso che non si può risolvere con una legislatura”.

l Movimento “No Ponte” ricorda lo stop di dieci anni fa al progetto.

“Non c’è alcun dubbio che il futuro diverso per il nostro territorio, immaginato dalle migliaia di partecipanti alle iniziative “No Ponte“, non ha trovato un quadro politico capace di accogliere quella richiesta e quelle proposte. La Grande Opera sembra, così, tornare come scelta per disperazione. Tocca, dunque, a noi riprendere le mobilitazioni. Tocca a tutti noi contrastare la disperazione che fa preferire la devastazione in cambio della promessa di posti di lavoro che non arriveranno mai. Tocca a noi fermare il partito degli affari. Tocca a tutti noi difendere il paesaggio dello Stretto. Tocca a noi intraprendere un nuovo percorso di controinformazione”.

Prosegue la nota: “Non è per nulla vero che il progetto sia approvato e pronto, mancando ancora il parere del Ministero per l’ambiente. Dobbiamo dire agli abitanti dei milioni di metri cubi di materiali di scavo da smaltire e informare la popolazione che la campata unica più lunga al momento è di poco più di 2.000 metri mentre questa sarebbe di 3.300. Insomma, è il nostro un No ideologico o è il loro un Sì ideologico? Abbiamo ripreso il cammino. Non ci fermeremo se non quando il Ponte sarà cancellato dal futuro del nostro territorio e si sarà affermato, definito, avviato lo sviluppo dei necessari interventi per la tutela del territorio, dell’ambiente, degli edifici e la costruzione delle strutture e infrastrutture in grado di creare lavoro vero e stabile in misura anche maggiore”.

Condividi
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: