I tempi stringono per trovare una soluzione al nodo pensioni entro dicembre. Come evitare il ritorno della legge Fornero. Il governo ha un piano che prevede due strade. Da un lato l’uscita anticipata, a 62 o 63 anni purché però ci sia un adeguato numero di anni di contributi, dall’altra gli incentivi con aumenti in busta paga del 10% per chi sceglie di restare al lavoro.

Se non si trovasse una soluzione, anche provvisoria, quando scadranno Quota 102, Ape sociale e Opzione donna tornerebbe in vigore il regime previsto dalla legge Fornero. E per la maggioranza, che da sempre contesta la riforma varata dal governo Monti, non riuscire a scongiurarne il ritorno sarebbe un incubo. “L’impegno è a superare la legge Fornero e questo vogliamo fare” e in questa Manovra “c’è assolutamente spazio per farlo”, aveva detto nei giorni scorsi il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. “Poi, ci sono 5 anni davanti ma l’importante è cominciare bene”. Ma gli spazi di manovra sono molto stretti, viste le emergenze da affrontare.

Cosa prevede il piano del governo

L’ipotesi a cui starebbe lavorando il ministero del’ Economia, secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, prevede che un lavoratore che abbia maturato i requisiti per andare in pensione possa restare al lavoro. Restando in servizio smetterebbe di versare i contributi, così come il datore di lavoro. Una parte di questa cifra entrerebbe in busta paga con un aumento del 10%. Sarebbe un primo intervento ma non certo quello definitivo. Resta in piedi anche la possibilità di arrivare a Quota 41 che prevede di poter andare in pensione con 41 anni di contributi. Il dibattito è acceso e non si è ancora deciso se vincolare la misura ad una determinata età del lavoratore. Il governo sta valutando di avviare il sistema in via sperimentale, ma senza prevedere un limite minimo di età la misura costerebbe circa 4,5-5 miliardi l’anno.

Infine, allo studio ci sono finestre per l’uscita anticipata, per esempio a 62 o 63 anni, con un congruo numero minimo di anni di contributi.

Cosa dice l’Inps

Su quelle che potranno essere le possibili riforme dal 2023, nei giorni scorsi è intervenuto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il quale ha spiegato che “la riforma Fornero esiste anche oggi, ma esistono anche altri canali di anticipazione, come ‘Quota 102’ fino al 31 dicembre”. “Dobbiamo considerare – ha sottolineato – che nel sistema contributivo anticipare l’età, ed anche se si è sostenuti da bassi salari, la riforma potrebbe portare a rate pensionistiche più scarse, più povere”. “L’esempio è “Opzione donna” che consente – ha aggiunto – un’anticipazione molto importante per le donne tra 58 e 59 anni con una riduzione in media del 20-25% della pensione perché si anticipa di più. Ed oggi nelle analisi di regressioni abbiamo illustrato che uno dei principali rischi di povertà pensionistica sono l’età di accesso ed il sesso e quindi donne ed anticipazione”.

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