Il reddito di cittadinanza cambierà. Non sarà abolito, ma cambierà veste e soprattutto cambieranno i destinatari. Lo avrà soltanto chi non è nelle condizioni di poter lavorare. Gli invalidi, per esempio, chi è privo di reddito ma ha tanti figli a carico o i pensionati in difficoltà.

Meloni: la soluzione alla povertà è il lavoro

Nel suo discorso per la fiducia alla Camera Giorgia Meloni lo ha detto esplicitamente: “Il reddito di cittadinanza non è la soluzione alla povertà. C’è un tema di povertà dilagante da non ignorare. Vogliamo mantenere e, laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare. Ma per gli altri, la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro. Per come è stato pensato il rdc ha rappresentato una sconfitta”, aggiunge.

Reddito di cittadinanza, chi saranno i nuovi beneficiari e quali i requisiti

Il reddito di cittadinanza si prepara, quindi, a un restyling. Molto probabilmente già dal 2023. Cosa cambierà? Gli importi saranno più alti, ma i beneficiari e i requisiti per ottenere il sussidio non saranno più gli stessi.

“Vogliamo mantenere – ha spiegato Giorgia Meloni – e, laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare. Penso ai pensionati in difficoltà, agli invalidi a cui va aumentato in ogni modo il grado di tutela, e anche a chi, privo di reddito, ha figli minori di cui farsi carico. A loro non sarà negato il doveroso aiuto dello Stato”.

Niente reddito di cittadinanza a chi è in grado di lavorare

“Per chi è in grado di lavorare, la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro”. Le parole di Giorgia Meloni non si prestano a fraintendimenti. Chi è in condizione di lavorare deve cercare un impiego, non un sussidio. La soluzione alla povertà, dunque, nelle intenzioni del nuovo governo Meloni sarà il lavoro.

“Serviranno la formazione e l’accompagnamento al lavoro – ha detto la premier -, anche sfruttando appieno le risorse e le possibilità messe a disposizione dal Fondo sociale europeo. Perché, per come è stato pensato e realizzato, il reddito di cittadinanza ha rappresentato una sconfitta. Una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia”.

Quanto costa all’Inps il reddito di cittadinanza

Nei primi nove mesi del 2022 l’Inps ha speso oltre sei miliardi per il reddito di cittadinanza. Il dato arriva dall’Osservatorio sul reddito di settembre. Secondo il report nel mese hanno ricevuto il sussidio contro la povertà 1.159.439 famiglie per un importo complessivo di 638,3 milioni e 550 euro medi a nucleo. Tra gennaio e settembre hanno ricevuto almeno una rata di reddito o pensione di cittadinanza 1.489.051 famiglie per 3.403.945 persone coinvolte e un assegno medio di 581,96 euro. Nel complesso la spesa nel 2022 è stata di 6,017 miliardi.

A settembre, invece, sono stati quasi 1,16 milioni i nuclei che hanno percepito il reddito o la pensione di cittadinanza, per 2,45 milioni di persone coinvolte. Il 64,7% dei beneficiari risiede al Sud e nelle Isole, il 20,2% al Nord e il 15% al Centro.

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