Con l’inizio del nuovo anno il tema rincari per i carburanti ha continuato a tenere banco in misura anche maggiore rispetto agli ultimi mesi del 2022. E’ notizia di questi giorni infatti la proclamazione dello sciopero dei gestori dei distributori di benzina per il 25 e il 26 gennaio. La decisione è stata presa dopo l’incontro con il governo dello scorso 17 gennaio in occasione del quale i sindacati Figisc, Faib e Fegica si sono detto profondamente delusi dall’obbligo del mantenimento dei cartelloni esterni nei quali comunicare il prezzo medio contenuto all’interno del decreto trasparenza. Un qualcosa che viene giudicato del tutto inutile per fare abbassare i prezzi.

Uno sciopero che durerà quindi dalle ore 19 del 24 gennaio fino allo stesso orario del 26 e che causerà inevitabili disagi agli utenti, che dovranno così provvedere a fare il pieno nei loro mezzi a due e a quattro ruote nei giorni precedenti. I vertici delle organizzazioni sindacali si sono detti comunque disponibili a vedere se si possano trovare margini di manovra.

Oltre ai già citati rincari, con l’eliminazione dello sconto sulle accise a partire da questo mese, e allo sciopero però c’è anche la questione riguardante il decreto carburante, che è entrato in vigore lo scorso 15 gennaio e che prevede delle misure di controllo sui prezzi finali dei carburanti per autotrazione, una nuova detassazione fino a 200 euro sui buoni acquisto di carburante per i lavoratori dipendenti e il rifinanziamento del fondo per il bonus trasporti da 60 euro per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale. Un insieme di fattori che comunque provoca non pochi sconquassi agli operatori, come spiega il presidente provinciale della Figisc e gestore di un impianto in via Gramsci a Gravina di Catania, Ivan Calabrese. La partecipazione allo sciopero da parte delle associazioni sarà totale per fare sentire la loro voce allo Stato, mentre il decreto carburante non porta allo scopo del governo italiano.

“Sicuramente le nostre associazioni di categoria in maniera congiunta aderiranno allo sciopero per dare una risposta al governo, perché è stato rivisto il pacchetto di sanzioni previsto per noi, ma ciò a noi non basta perché rimarrebbe il messaggio che gli speculatori siamo noi. Il decreto carburante non giova allo scopo del governo, perché è a caccia degli speculatori sul prezzo del carburante e noi siamo l’unico anello della catena che non può decidere nulla sul prezzo del carburante, perché noi ne abbiamo imposto uno di acquisto e uno di vendita. L’unico rincaro è stato quello per l’abolizione dello sconto sulle accise e addirittura qualche compagnia ha rivisto i listini in ribasso”.

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