Sfiaccolamento zona industriale, l’Organizzazione Siciliana Ambientale valuta azioni legali. Il presidente La Ferla: “Chiederemo alla magistratura di fare chiarezza”

Dopo il fuori servizio di un impianto del polo industriale, l’Organizzazione Siciliana Ambientale – Generazione Futura sta valutando la possibilità di lanciare una petizione con eventuale denuncia-querela per disastro ambientale con il suo team di avvocati composto da Antonio Giardina, Paolo Rotelli, Carmelo Speranza e Denis Basili. Il presidente Fabio La Ferla riunirà il consiglio direttivo per intraprendere azioni più forti contro chi si rende responsabile di inquinamento ambientale, non salvaguardando la salubrità del territorio. “Quello che è successo in questi giorni, cioè uno sfiaccolamento dalle torce nella zona industriale – dichiara La Ferla – ha provocato un sentimento di grande preoccupazione nella popolazione. Ma davvero dobbiamo continuare così? – si domanda retoricamente La Ferla – Noi non ci stiamo. Cercheremo di organizzare una petizione e di coinvolgere la magistratura affinché chiarisca eventuali responsabilità. E’ assurdo che, ogni qualvolta si verifichi un problema, un cosiddetto fuori servizio, i residenti debbano subire queste ingiustizie e mi riferisco all’enorme quantità di gas bruciato nell’atmosfera. Non si scherza con queste cose”.

Il presidente La Ferla sta cercando di riunire le parti sociali, di sensibilizzare i sindaci del triangolo industriale, coinvolgendo nella sua azione anche tutti i primi cittadini della provincia aretusea. “Secondo l’articolo 32 della costituzione – ricorda La Ferla – sono loro i responsabili della tutela della salute pubblica. Mi aspetto dunque che intervengano, che facciano rete, portando avanti le istanze perché, per poche centinaia di posti di lavoro, si continua a mettere a rischio la salute pubblica. C’è bisogno di riconvertire la produzione industriale, di chiedere maggiori investimenti al governo in bonifiche e questo è il momento giusto per farlo visto che sono state stanziate cospicue risorse dall’Unione Europea in questi tempi di pandemia. Bisogna eliminare tutto ciò che è vecchio, arrugginito, pericoloso, come l’amianto, investendo sulla riconversione ecosostenibile, così come è stato fatto – puntualizza La Ferla – nelle raffinerie di Venezia e Gela, attraverso l’Eni e con fondi pubblici e ricavando anche un maggior numero di posti di lavoro”. Per Il presidente dell’’Organizzazione Siciliana Ambientale, quindi, la misura è colma e la pazienza è esaurita. “Non vogliamo continuare ad assistere a questi spettacoli pericolosi causati dall’emissione di fumo nero in atmosfera – prosegue – Occorre che le Istituzioni si facciano sentire. Coinvolgerò in questa battaglia anche i deputati regionali e nazionali. Raccoglieremo le firme e chiederemo alla Procura di aprire un fascicolo di inchiesta. Dobbiamo capire chi sono i veri responsabili di quanto accaduto in questi giorni nella zona industriale della nostra provincia. Tutto questo – conclude – sta diventando insostenibile”.

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