Resta indagato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, alla fine degli accertamenti sui dati covid “impazziti”, trasmessi dalla Regione Siciliana al ministero della Salute in piena pandemia. Dopo l’inchiesta, Razza si dimise ma fu richiamato in Giunta dal Governatore Musumeci.

La Procura di Trapani ha siglato l’avviso di conclusione delle indagini, con l’ipotesi di falso in concorso, per Razza ed altri cinque: l’ex dirigente generale del Dipartimento regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) Maria Letizia Di Liberti, il direttore del servizio quattro del Dasoe, Mario Palermo, Salvatore Cusimano dipendente dell’assessorato regionale all’Industria e nipote di Di Liberti e da lei chiamato a lavorare al suo fianco, Emilio Madonia, dipendente di una società privata che si occupava della gestione del flusso dei dati sul Covid, Roberto Gambino, dipendente dell’Asp di Palermo e distaccato al Dasoe.

L’esponente della Giunta Musumeci, difeso dall’avvocato Enrico Trantino, potrà ora difendersi dopo aver preso contezza di tutto il materiale messo insieme dagli investigatori, che hanno “spostato” gli accertamenti a Palermo e al Dasoe dopo aver scoperto una presunta truffa portata avanti da alcuni laboratori analisi del trapanese, impegnati nello screening anti coronavirus.

Sicilia, l’inchiesta sui dati Covid falsati e le accuse all’assessore Razza: “Illeciti commessi con l’avallo della politica. Scellerato disegno, ne paga il prezzo la popolazione”

Dopo il blitz, a marzo del 2021, gli indagati furono interrogati e fornirono la loro versione dei fatti: nessun falso né manipolazione per commettere reati, nella diversità dei dati diramati dalla Regione e quelli in possesso del Ministero della Salute. Ma una oggettiva difficoltà nel raccogliere i dati e comunicarli, perché rendano conto della realtà oggettiva e attuale.

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