SIRACUSA. APPUNTI DI VIAGGIO PER UNA CITTÀ NORMALE, MANGIAFICO: “DIRITTI DEI PEDONI VIOLATI”

“Tutti nasciamo pedoni. L’articolo 1 della Carta europea per i diritti del pedone recita: “Il pedone ha diritto a vivere in un ambiente sano e a godere liberamente dello spazio pubblico nelle adeguate condizioni di sicurezza per la propria salute fisica e psicologica”. In uno Stato di diritto una norma va applicata, in una città normale gli appelli di gruppi di cittadini volti alla realizzazione di marciapiedi non cadrebbero inascoltati. È una questione di civiltà”. L’argomento è stato sollevato da Michele Mangiafico, ex vicepresidente del Consiglio comunale, che accende i fari su una possibile città, al momento, inesistente, sempre più a misura di pedone.
“Potenzialmente ogni città ha un parte invisibile che oggi non esiste, ma che, con i dovuti interventi, può diventare realtà. Quest’affermazione – sostiene Mangiafico – è tanto più vera a Siracusa, dove risultano “invisibili” chilometri di marciapiedi su strade ad alta pedonalità: via Servi di Maria, via Alessandro Specchi, il primo tratto – soprattutto – di viale Epipoli, via Carlo Forlanini, viale dei Lidi a Fontane Bianche, per fare alcuni esempi concreti. Ma ci sono anche arterie dove avvengono, sistematicamente, incidenti stradali a causa dell’assenza o della scarsa visibilità della segnaletica verticale come via Franca Maria Gianni, via Francofonte, via Cassaro e via Melilli (ultimo incidente con ambulanze e feriti in ordine di tempo il 04/11). Qui, la mancanza di marciapiedi ha portato l’Amministrazione comunale a porre la segnaletica verticale in punti non facilmente visibili dai cittadini. Si tratta di strade, tutte, che gruppi di concittadini ci hanno segnalato per la loro pericolosità, in molti casi con comitati che hanno rappresentato la violazione dei diritti dei pedoni all’Amministrazione comunale cittadina senza avere alcuna risposta”. “Abbiamo inoltrato all’Amministrazione comunale – conclude Mangiafico – le relative segnalazioni. Molti di questi interventi li abbiamo trovati a marcire all’interno del Piano Triennale delle Opere Pubbliche. Sbagliato. Non è né educativo, né trasparente, né lungimirante lasciare nel principale strumento di programmazione cittadina interventi che la gente attende da anni, realizzandone altri pensati in maniera improvvisata per attingere a improvvisi canali di finanziamento statali o regionali”.

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