Cultura e spettacolo a Siracusa stanno per ritornare, nell’incredibile scenario del Teatro Greco. Il 2022 è il ritorno delle rappresentazioni classiche a capienza intera. Se non bastasse, ad accendere la stagione degli eventi nell’estate siracusana, arriva l’intrattenimento con i concerti di Claudio Baglioni, Elisa, Ludovico Einaudi e anche Gianna Nannini. Ma questi grandi interpreti potrebbero essere motivo della “distruzione” del Teatro Greco di Siracusa, lo sostiene l’AGI Fabio Caruso, archeologo del Cnr. “Nei prossimi mesi il loro pubblico, abituato a stadi e arene, si rovescerà in un edificio estremamente vulnerabile che ha 2.300 anni, con un impatto del quale nessuno al momento conosce le conseguenze ma che preoccupa fortemente gli archeologi e gli esperti di beni culturali“.

L’archeologo è seriamente preoccupato della fragilità del teatro antico, e insieme a lui altri suoi colleghi di fronte all’annuncio di una successione di spettacoli pop e rock.

“Se da una parte il presidente della Regione, Nello Musumeci, trova disdicevole una installazione di arte contemporanea davanti al tempio di Segesta, come può trovare normale che si tenga un concerto rock in una cavea del III secolo avanti Cristo?” – si chiede Caruso che prosegue -. Il Teatro greco di Siracusa viene oggi utilizzato principalmente per le rappresentazioni classiche dell’Inda, che ha maestranze esperte e sa con cosa ha a che fare. Inoltre, una rappresentazione classica rientra nell’identità del teatro. E ha un pubblico particolare”.

Nel caso di un concerto rock, come quello di Gianna Nannini, ci si deve aspettare che il suo pubblico salti e balli sui gradini mentre lei canta. È una cosa che lascia sconvolti: non riesco a comprendere cosa sia passato per la testa di chi ha autorizzato questo tipo di concerti. Il Teatro Greco di Siracusa è fragile e “irrestaurabile“; qualsiasi danno per abrasione a quel teatro non è più recuperabile. A Taormina ci sediamo sulle pietre del 1960; a Siracusa le pietre sono di 2.300 anni fa”.

Gianna Nannini, le foto del concerto a Firenze del 4 maggio 2015

“Mi rendo conto della suggestione legata a una scelta – spiega all’AGI Belinda Giambra, restauratrice siciliana impegnata nella restituzione alla collettività di monumenti importanti dell’isola – ma un teatro antico non è un posto adatto per iniziative del genere sia sul piano della conservazione del bene sia sul piano della sua identità”.

“Inoltre – aggiunge Caruso – vorrei sapere se è stata rispettata la Carta di Siracusa, ovvero il documento che indica le linee guida per l’utilizzo degli edifici antichi. Venne definita, ironia della sorte o beffa del destino, proprio a Siracusa nel 2005 per iniziativa dell’assessorato regionale ai Beni culturali. È ancora valida o è diventata carta straccia?”.

Il rock può anche non essere più invasivo del melodico, ma è importante avere a disposizione i dati sullo stato di conservazione del monumento, che non possiamo rischiare di perdere neanche per un battito di ali di farfalla. La soprintendenza dica se sono state fatte prove di decibel e di resistenza; esponga i parametri entro i quali il monumento può sopportare l’impatto di un determinato spettacolo. E questo vale sia per il teatro Greco che per Ortigia”.

“Nessun problema per i Concerti al Teatro Greco di Siracusa – interviene a mezzo social, Fabio Granata, assessore alle Politiche culturali, in risposta alla presa di posizione di alcuni archeologici circa l’inopportunità di organizzare i concerti di Baglioni, Elisa e Gianna Nannini al Teatro greco di Siracusa”.

Fabio Granata (@fabiogranata) / Twitter

“Nonostante l’opinione di qualche Archeologo espressa a titolo personale – continua Granata -, i Concerti sono regolarmente autorizzati dalla Soprintendenza e dal Parco, si svolgono sulla stessa struttura, sapientemente allestita dall’Inda e non intaccano in alcun modo le prescrizioni della Carta di Siracusa, da me voluta e sottoscritta da Assessore Regionale ai Bbcc”.

“Sì alla musica classica, no ai concerti rock al teatro Greco”. Questa, infine, l’opinione di Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte.

Vittorio Sgarbi ha il cancro e ha avuto il Covid19

“Non è un problema di conservazione del bene – spiega Sgarbi – ma di rispetto dei luoghi. I teatri storici non sono luna park, ma posti sacri che vanno tutelati nella loro identità”.

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