Anche i risultati della classifica relativa alle smart cities e il progetto sulla smart area presentato dall’Amministrazione comunale uscente (leggasi “Mediaree Itaca”) confermano il fallimento della classe dirigente cittadina sul tema dello sviluppo del digitale nella nostra città e dei servizi che da esso possono discendere.

Non le manda a dire, ancora una volta, il movimento “Civico 4“ parlando del mancato processo di innovazione in città e dando una personale lettura della possibile Siracusa che verrà.
“Lo sviluppo digitale dell’ecosistema “Siracusa” si realizzerà, al contrario, soltanto nel momento in cui si farà inclusione socio-digitale dal basso, a partire dalle fondamenta tecnologiche indispensabili per tutti. – spiega il leader del movimento, Michele Mangiafico – C’è un elevato livello di persone prive di competenze digitali di base. L’Amministrazione comunale di Siracusa si è distinta – nel corso dell’intera pandemia – per non avere mai ovviato al divario digitale esistente tra le famiglie che erano in condizione di avere le apparecchiature necessarie e avanzate per partecipare alla didattica a distanza e quelle che “arrancavano”, in assenza del numero adeguato di dispositivi o in presenza di dispositivi poco adeguati. La città di Siracusa, mentre “Civico4” lanciava l’allarme, assisteva all’indifferenza di chi blatera che nessuno rimanga escluso solamente a parole”.

Secondo “Civico 4”, in città, si starebbe incrementando un preoccupante gap con una parte significativa della popolazione sempre più esclusa ed emarginata, dando vita a nuove forme di povertà e diseguaglianze ancor più gravi.
“L’Amministrazione comunale di Siracusa, – dice ancora Mangiafico – che si tratti del concorso a Capitale italiana della cultura, della cura dell’immagine del Plemmirio o del recupero del divario digitale, sceglie, progetto dopo progetto, sempre gli stessi partner privati, che evidentemente – secondo questa Amministrazione – sono gli unici buoni per tutte le stagioni. Anziché investire sulla formazione delle persone più bisognose nell’utilizzo delle nuove tecnologie e delle relative insidie, anche alla luce della bassa posizione in classifica, l’Amministrazione guarda ad una visionaria “mediarea” che servirà solo ad alimentare fenomeni di ulteriore emarginazione, traducendosi in un fuoco di paglia.”
D’altra parte, “stiamo parlando dell’Amministrazione comunale sempre più orientata all’utilizzo della pagina del sindaco piuttosto che di quella del Comune per veicolare le informazioni istituzionali sui social”, ancora il leader criticando la gestione social della pagina del primo cittadino.
“Se da una parte, le linee guida ministeriali sulla presenza delle Pubbliche amministrazioni nei social invitano ad andare oltre le informazioni, valorizzando il dialogo e consentendo l’espressione di opinioni e critiche, a Siracusa assistiamo alla presenza di utenti “bloccati” che non possono più esprimere il proprio pensiero nei confronti del sindaco e della sua Giunta municipale. – afferma Mangiafico – L’eccessiva personalizzazione della nostra pubblica amministrazione locale, tesa ad annullare la linea di demarcazione tra il primo cittadino e l’influencer, non aiuta di certo il recupero del gap che la classifica ha certificato sul piano della costruzione della “smart city” ideale, dove dovrebbe prevalere l’interesse collettivo e non la vanagloria del singolo uomo al comando.”
“Piuttosto di pensare ai presunti “decori” di una strategia innovativa che sembra presupporre l’esistenza di una solida architettura basica, in realtà carente, – dichiara Federica Giaquinta, coordinatrice del gruppo di lavoro sulla transizione digitale – bisognerebbe agire sulle fondamenta sempre più precarie di una “casa digitale” ancora troppo fragile, investendo prioritariamente risorse per rafforzare e incrementare la consapevolezza tecnologica della popolazione: la digitalizzazione è un processo che ripudia l’improvvisazione e che, al contrario, necessita di visione, approfondimento e competenza”.
“Il Dlgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD) enuclea una vera e propria “Carta della Cittadinanza Digitale”, – spiega Giaquinta – ove si sancisce il diritto all’uso delle tecnologie (art. 3), nell’ambito di concrete iniziative di alfabetizzazione informatica volte a favorire la diffusione della cultura digitale tra i cittadini con particolare riguardo alla categorie a rischio di esclusione (art. 8), per consentire a chiunque, disponendo della propria identità digitale (art. 3-bis), di accedere ai servizi on line semplici e integrati e in condizione di fruibilità, accessibilità e tempestività (art. 7), effettuare pagamenti a qualsiasi titolo con modalità elettroniche nei confronti della pubblica amministrazione e degli altri enti pubblici (art. 5), nonché esercitare i propri diritti mediante strumenti di democrazia elettronica (art. 9): in che modo l’attuale Amministrazione ha rispettato tali dettati normativi, ponendo in essere azioni di tale natura?”
“La cultura passa anche attraverso il linguaggio, la consapevolezza e la formazione. – conclude la nota del movimento – Ma d’altronde si sa che costruire un palazzo “senza fondamenta” significa esporsi al rischio di inevitabili crolli rovinosi…“.

Condividi
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: