Iniziative di lettura rivolte alle scuole, tour alla scoperta di luoghi incantevoli della Sicilia, Premio Tiche, concerti e tornei di burraco. Sono soltanto alcuni degli appuntamenti promossi dall’associazione “Per la città che vorrei” nel corso del 2022. Un anno, quello che sta per concludersi, ricco di eventi, anche congiunti con altre realtà, a cui hanno partecipato numerosi soci, e non solo, e che hanno segnato il ritorno ai ritmi e alle modalità d’incontro del periodo precedente alla pandemia. È, insomma, tempo di bilanci per l’associazione “Per la città che vorrei” ma anche per guardare al futuro con rinnovato entusiasmo. Tante sono infatti le novità previste per il nuovo anno, come la scuola di teatro e il rilancio della biblioteca dell’associazione.

Entusiasta e pronto alle nuove sfide Sergio Pillitteri, presidente di “Per la città che vorrei”, il quale spiega: «Quest’anno che stiamo per lasciarci alle spalle ci ha dato molte soddisfazioni e ha confermato il carattere non più, anzi non solo, ricreativo dell’associazione, che continua a ritagliarsi un ruolo socio-educativo sempre più ampio all’interno della nostra comunità. Sempre più saldo, infatti, è il legame con il mondo scolastico a cui ci rivolgiamo con il Premio Tiche o “Il maggio dei libri”. Intense sono le attività alla scoperta dei luoghi e della cultura della nostra Isola, basti pensare alla trasferta nella Palermo dei Florio. C’è poi il rapporto su Siracusa, che si conferma vera e propria piattaforma, contenitore di idee utili allo sviluppo culturale, turistico e sociale nonché alla vivibilità di Siracusa e che presenteremo a breve. E, rimanendo nell’ambito dei progetti futuri, c’è la scuola di teatro che ben presto “debutterà” con uno spettacolo dal titolo “Spaccato della famiglia Quintino”, ideato da Sergio Pillitteri e scritto da Antonino Risuglia e la nuova collocazione della biblioteca in un istituto comprensivo di Siracusa».

Sergio Pillitteri conclude: «Da presidente di questa associazione non posso che essere soddisfatto del percorso intrapreso che ci vede sempre più protagonisti nel tentativo, più che riuscito, di dare alla nostra città un contributo – serio, preciso e puntuale – di analisi ed esperienze. Credo di poter tranquillamente dire che, in questo senso, “Per la città che vorrei” fa politica nel senso più nobile del termine».

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