SIRACUSA.VINCIULLO-ALOTA-BASILE-CASTAGNINO-PALESTRO: “AL SINDACO ITALIA NON PIACE LA DEMOCRAZIA”

“Il Comune di Siracusa ha presentato al TAR Catania un atto di costituzione a seguito di istanza di trasposizione di ricorso straordinario con istanza cautelare in sede giurisdizionale presentato dai Consiglieri Comunali decaduti.
In pratica, il Sindaco vuole continuare a rimanere senza Consiglio Comunale e, di fatto vero, e proprio podestà per i prossimi tre anni”. Lo dichiarano, in un comunicato diffuso alla stampa, Vincenzo Vinciullo, Fabio Alota, Mauro Basile, Salvatore Castagnino ed Alberto Palestro.
“A seguito di detta costituzione in giudizio contro i Consiglieri Comunali, il Sindaco ha firmato una determina con la quale impegna 9.955,58 euro, tasse dei siracusani, per pagare il preventivo presentato dall’avvocato, per inciso non siracusano – puntualizzano gli esponenti politici – come se a Siracusa non vi fossero avvocati bravi e/o senza lavoro, oppure non vi fossero bravi avvocati dipendenti comunali. E’ chiaro che con questa determina, oltre a sperperare risorse pubbliche che appartengono ai cittadini siracusani, il Sindaco manifesta in maniera chiara ed evidente il disprezzo per la Democrazia e il suo desiderio-imperio di voler continuare a governare senza il Consiglio
Comunale cioè senza il controllo democratico degli atti da lui emanati”.
“Non ci saremmo mai aspettati – prosegue il comunicato – questo provvedimento che mortifica la volontà di Democrazia che appartiene a tutti i popoli, compreso quello della città di Siracusa, ma ci siamo chiaramente,
ancora una volta, sbagliati”.
” Il regime podestarile- hanno concluso Vinciullo, Alota, Basile, Castagnino e Palestro – evidentemente piace al primo cittadino che pensa così di poter continuare a governare senza alcun controllo.
Ma in questo caso a sbagliarsi è lui perché noi continuiamo ad essere vigili sull’attività dell’Amministrazione Comunale e a denunciare, di qui ai prossimi tre anni, tutto ciò che viene emanato e che, a nostro avviso, è meritevole di censura”.

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