Tagli al sociale. Italia: ” Tutelate gli ultimi e i più deboli.

Dura la reazione del candidato a sindaco di Siracusa, Francesco Italia, a seguito della decisione dell’Assemblea regionale siciliana di abrogare il sistema previgente dei finanziamenti agli enti locali. In pratica, tagli importanti all’assistenza sociale. “Impensabile – prosegue Italia – che in un momento storico di profonda crisi economica, soprattutto per la Sicilia e per il nostro territorio, vengano cancellati i fondi a favore dei Comuni da utilizzare nelle attività di intervento e supporto sociale”.

E ancora: “Noi vogliamo una società che non guardi soltanto alla produttività. Bisogna integrare la parola “sviluppo” con la parola “benessere”. Cioè uno sviluppo che raggiunge tutti, un benessere che sia non per pochi beneficiari ma per l’intera collettività”.

 “Noi ci stiamo muovendo nella direzione dell’attenzione e della vicinanza a chi si trova nella morsa del disagio sociale – sintetizza il candidato a sindaco di Siracusa Francesco Italia – e il riscontro lo vedo nei visi delle decine di siracusani che incontro ogni giorno e che chiedono di essere ascoltati e compresi. Sento di candidati sindaci che pur di racimolare qualche voto si dicono disposti ad ogni compromesso, a fare ogni genere di promessa. Un modo di fare che ha creato una vera cappa sulla città, e che è il momento di spazzare via”.

Impegno quindi e solidarietà, “un progetto che parla di servizio e di bene comune. Io voglio parlare a tutte quelle persone che sono rimaste ai margini della partecipazione, e che invece vanno reintegrate nella nostra comunità cittadina”.

Torna quindi il tema delle periferie “che non sono soltanto quelle fisicamente ai margini del centro abitato – sottolinea il candidato a sindaco di Siracusa Francesco Italia – Le periferie sono anche quelle psicologiche, quelle di chi si sente emarginato e non ascoltato. Periferie che esistono anche sotto le nostre case, in qualunque parte della città noi abitiamo”. Perché queste periferie “non restino fuori dallo sviluppo e dall’integrazione – avverte Italia – bisogna fare sì che la città non corra a due velocità

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