Tumore al seno: 450mila casi in Italia. Ad Avola ne discutono gli esperti

“Comunicare in Senologia. Scienza, coscienza, aggregazione, condivisione.” Questo il titolo di un convegno che si terrà domenica 22 ottobre, alle ore 17 ad Avola nella Sala Frateantonio, promosso da “ Sicilia donna onlus”, con ingresso libero.

L’incontro informativo è stato organizzato da Nicoletta Zorzan, coordinatrice di Unità senologica a Siracusa e da Graziella Montoneri, Presidente dell’Associazione “ Sicilia donna onlus “.

I relatori del convegno sono il dottor Paolo Fontana, chirurgo senologo e responsabile del reparto della Casa di cura Santa Lucia di Siracusa, Nicoletta Zorzan, la dottoressa Guendalina Di Fede, psico-oncologa presso l’Unità di senologia del capoluogo e l’avvocato Michelangelo Giansiracusa, direttore del Centro olistico di Ferla.

L’obiettivo dell’incontro è quello di sensibilizzare le donne a sottoporsi alla diagnosi, per combattere nei modi e nei tempi utili, quel “mostro” che si chiama cancro e per parlare del tumore al seno, una patologia, che, nonostante lo sviluppo di nuove terapie e la sensibilizzazione sulla necessità di fare prevenzione, si diffonde ancora troppo velocemente tra la popolazione italiana.

Secondo le ultime stime sarebbero 450mila i casi di tumore al seno nel nostro Paese, 50mila quelli nuovi ogni anno e 500 carcinomi della mammella maschile.

“E’ un impegno importante comunicare una diagnosi oncologica non solo dal punto di vista medico ma soprattutto dal punto di vista emotivo. Ogni donna – sostiene il chirurgo Paolo Fontana – ha una sua storia, una sua identità, mentre il tumore ha un solo volto ed una sola finalità. Quando devi comunicare come curarla hai bisogno di farlo a mani tese come per essere pronto ad afferrarla perché in quel momento, la prima sensazione di ognuna di loro è sprofondare, cadere in un precipizio dove non si può risalire. I suoi occhi spesso si chiudono come se, cancellando il viso di chi le sta parlando, possa far svanire ogni suono percepito in quell’istante”.

“ La scienza – prosegue ancora il dottor Fontana – deve cercare e ricercare la giusta misura per fornire il massimo dell’informazione sul percorso di cura e nello stesso tempo deve avere coscienza della gestualità, del timbro di voce e di tutte le azioni che si svolgono in quel momento. La capacità del medico di attuare più meccanismi di comunicazione non certo studiata nei Libri di scienza, ma acquisiti in anni di contatto con i bisogni delle donne, permette una partecipazione a la cura in maniera più consapevole”.

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