Come tutti sapete, il 03 ottobre del 2022, sono stato sottoposto alla misura cautelare
degli arresti domiciliari, per evitare di poter commettere ulteriori reati in aggiunta a
quelli che si presuppone io abbia commesso e per i quali sono stato sottoposto a
misura cautelare e subirò un processo.
Ho scelto di non rassegnare nell’immediato le dimissioni, che con ogni probabilità
avrebbero potuto restituirmi la libertà, per una questione di principio e perché ho
sentito il bisogno di evidenziare il contrasto tra l’applicazione della NORMATIVA e
il regolare svolgersi della vita democratica delle istituzioni elettive.
Come voi sapete, esiste una misura cautelare, che impedisce di esercitare la carica
pubblica, senza comprimere altre libertà, e non intralcia il lavoro dei PM e dei GIP
nell’esercitare le proprie funzioni al fine di accertare eventuali illeciti.
Stiamo parlando della misura di INTERDIZIONE prevista dall’art. 289 cpp
“Sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio”, mediante la quale il
giudice inibisce all’imputato ogni attività inerente la carica pubblica ricoperta.
Tale misura non è applicabile agli uffici pubblici elettivi ricoperti per diretta
investitura popolare.
Personalmente ritengo che questa sia una norma di grande civiltà e nasce con lo
scopo di impedire che le esigenze della giustizia si sovrappongano e mortifichino
quelle della democrazia, quindi mira ad evitare che i risultati delle elezioni
possano essere annullati da provvedimenti giudiziari provvisori, almeno fintanto
che la persona colpita dalla misura è presunta innocente dalla Costituzione.
Nella prassi, sfortunatamente, quella che nasce come norma di EQUILIBRIO tra i
poteri dello Stato, si è trasformata in un boomerang contro gli eletti ad una carica
pubblica, ai quali, piuttosto che salvaguardare il sacrosanto esito delle consultazioni
popolari, si applica una ancor più grave misura cautelare, come quella degli arresti
domiciliari, che comporta, come conseguenza immediata ed automatica, la
sospensione dalla carica pubblica rivestita, per disposizione del Prefetto, in base alla
mai abbastanza criticata legge c.d. “Severino”
Tornando alla mia personale scelta di non dimettermi, pensavo che nei tempi
abbastanza brevi (come il codice assicura per la verifica della legittimità della misura
cautelare) avrei potuto e dovuto restare in carica, proprio per essere testimone della
FRIZIONE che esiste tra le esigenze della giustizia e quelle della democrazia, che ad
oggi vedono prevalere le prime a discapito di quelle della democrazia, che a mio
modesto modo di vedere, andrebbero tutelate per via del peso dell’interesse
complessivo su cui si fondano.
D’altronde la giustizia è un mero servizio o un potere di quel meccanismo più elevato
e complesso che è un ordinamento democratico e liberale, senza il quale anche la
parola giustizia resta priva di vero significato.
Purtroppo i tempi di verifica sono molto più lunghi di quelli scritti nella legge: il
tribunale del riesame oltre i 10 giorni per la decisione, ne ha presi altri 45 per la
motivazione e solo dopo il deposito di tale motivazione è stato possibile depositare il
ricorso per cassazione, la cui trattazione però è stata fissata per il lontano 5 aprile
2023, data nella quale il Comune di Priolo Gargallo sarebbe già in fase di rinnovo dei
suoi organi elettivi, facendo perdere vigore e interesse alla questione di principio che,
al contrario, avrebbe potuto diventare un intralcio non indifferente al regolare
svolgimento delle nuove elezioni.
Per questi motivi, e avendo apprezzato la scelta del Pubblico Ministero di
procedere immediatamente a svolgere il processo per l’accertamento del merito,
che avrà inizio il 10 marzo ed al quale voglio dedicare le mie energie e la mia
attenzione senza restrizioni della libertà di movimento e di comunicazione, che si
trasformerebbero in limiti per la mia difesa, ho deciso di rassegnare le mie
dimissioni irrevocabili dalla carica di Sindaco, riacquistando la mia piena
libertà.
Il processo che inizierà il 10 marzo, comunque, conserverà un grande valore, non
solo per la mia personale posizione, ma come esempio di quanto, a torto o a ragione,
un Sindaco possa essere esposto a valutazioni giudiziarie, esterne al mondo della
politica e dell’amministrazione, che possono giungere a conclusioni opposte a quelle
del mondo non giudiziario.
Condotte che alcuni reputano illecite ed altri normali, se non addirittura
doverose, senza che vi sia una linea guida, una chiara possibilità di distinguere e
comprendere cosa si può e cosa non si può fare, per ottenere risultati di interesse
pubblico.
Gran parte delle contestazioni, infatti, riguardano l’interpretazione di mie
richieste, parole, o addirittura semplici gesti, che non hanno poi avuto alcun
seguito nella realtà: una realtà che è rimasta immodificata e ha seguito il corso
precedente, senza essere minimamente intaccata da quelle richieste, da quelle parole
o da quei gesti, oggetto di contestazione.
Sarà un processo nel quale si tenterà di capire qual è il confine tra la
concussione e la politica industriale; la corruzione e la ricerca del consenso
elettorale; le pressioni indebite e l’esercizio dei poteri di direzione e indirizzo sui
funzionari comunali.
Sarà un processo nel quale possono essere compresi disagi e pericoli del singolo
amministratore, ma più in generale di chi esercita una carica politica; nel quale, chi
vorrà, potrà comprendere perfettamente i motivi per cui da anni politica e
magistratura non hanno capacità di dialogo e armano uno scontro tra poteri
estremamente dannoso per la nostra società.
Sarà un processo nel quale potrà essere chiarito perché le intercettazioni oggi
sono oggetto di forti polemiche, soprattutto dopo la pessima e liberticida riforma
Bonafede, soggetto che già è difficile solo ricordare essere stato un nostro Ministro
della Giustizia.
In questo processo io anticipo già che darò il mio consenso alla ripresa televisiva
integrale, se qualche organo, nazionale o locale, è interessato alla sua trasmissione e
il giudice la autorizzerà ed al quale, a prescindere da questo, invito i cronisti di
giudiziaria e i notisti politici a partecipare assiduamente per accrescere il proprio
livello di consapevolezza.
Non per questo voglio atteggiarmi a vittima o protagonista, voglio solo essere un
testimone, attivo e appassionato, di qualcosa che non funziona correttamente e
che è centrale per la nostra società.
Voglio vivere come servizio pubblico anche questo difficile momento: offrire sulla
mia pelle, alla mia età, un contributo ulteriore e diverso alla crescita del mio paese.
Nel mio animo sono certo di essere innocente e di essere ben distante dalla
persona descritta nei provvedimenti giudiziari, ma comprendo anche che la mia
esuberanza e la mia eccessività verbale, a tutti ben nota, possa diventare oggetto
di un asettico giudizio penale di compatibilità tra tale atteggiamento e la carica
pubblica ricoperta, anche se, obiettivamente, la gravità dei reati contestati a me
sembra più una conseguenza dell’impossibilità di ricorrere alla figura dell’abuso
d’ufficio, di recente modificata dal legislatore proprio per impedire indebite
valutazioni di comportamenti connessi alla propria personalità, piuttosto che alla
carica pubblica ricoperta, che una corretta descrizione giuridica delle conseguenze
giuridiche delle richieste, delle parole che mi sono addebitate.
Non vi parlerò, però, in questa sede dei singoli fatti, per rispetto dei magistrati che
ci hanno lavorato, del giudice che dovrà decidere, delle persone che vi sono
coinvolte e, infine, del lavoro dei miei difensori e di me stesso.
Posso solo dirvi che io non ho mai preso o chiesto una lira o un favore o una qualsiasi
utilità per me o per miei familiari e che, infatti, nessuna contestazione in questa
direzione mi viene rivolta.
Non ho mai avuto, e certamente non per mia colpa, un rapporto sereno con le autorità
giudiziarie di Siracusa.
Ricorderete tutti che qualche decade fa mi fu applicata addirittura la custodia in
carcere, per condotte che il successivo processo ha verificato essere prive di qualsiasi
rilevanza penale.
Per questo episodio lo Stato mi ha anche dovuto versare un risarcimento economico.
Ricorderete tutti che sulla base di una falsa attestazione dell’allora Presidente del
Tribunale di Siracusa, di un allagamento mai avvenuto, non è stata possibile la
verifica elettorale dei risultati delle elezioni regionali, che mi avevano visto eletto ed
è stata disposta dal Consiglio di Giustizia Amministrativa un’illegittima mini tornata
elettorale nella quale io persi, ovviamente, il seggio all’Assemblea Regionale.
E a tal proposito, ricorderete tutti che il presidente di quel Consiglio di Giustizia
Amministrativa si è scoperto aver incassato tangenti per giungere a quella decisione
scandalosa di effettuare il rinnovo parziale delle elezioni.
Ricorderete tutti che ad aver fatto sparire il materiale elettorale utile per la verifica,
fingendo poi che fosse stato distrutto durante l’inesistente allagamento, è stato
ritenuto, quanto meno dalla sentenza di condanna in primo grado, un dipendente di
quello stesso Tribunale.
Quello che non sapete è che il processo è durato anni, tanto che certamente andrà in
prescrizione, anche per le ripetute difficoltà di notificare gli atti a quel
dipendente ed io ho vissuto anni di rabbia nel sentire il giudice che rinviava il
processo perché l’imputato non aveva potuto essere informato per poi uscire nel
corridoio e vederlo tranquillamente al suo posto di lavoro, nello stesso tribunale.
Quello che non sapete è che all’esito del processo di primo grado il Tribunale di
Siracusa ha deciso che io non avevo diritto ad alcun risarcimento, nonostante
avessi visto, a causa proprio della sottrazione del materiale elettorale, revocata la mia
democratica e sacrosanta elezione all’Assemblea Regionale Siciliana.
Ma tutte queste esperienze negative, alle quali aggiungo processi archiviati e
assoluzioni intervenute nel tempo che, comunque fanno vivere stati di ansia e di
preoccupazione, non mi hanno certo fatto perdere fiducia nel sistema della
giustizia che, anche se in tempi sempre molto lunghi e spesso non nel primo
grado di giudizio, ha sempre consentito di far emergere la verità e la
fondamentale correttezza del mio agire nell’esercizio delle tante cariche
pubbliche che ho ricoperto.
D’altronde se non avessi fiducia nel sistema giustizia, non sarei ancora qui, alla
mia età, a svolgere funzioni pubbliche, perché o credi nell’ordinamento
democratico e liberale nel suo insieme, composto anche dalle istituzioni di giustizia
oltre che da quelle della politica, o non riesci ad avere l’entusiasmo e la voglia per
impegnarti in attività sempre meno gratificanti e sempre più rischiose, ma
indispensabili per il corretto andamento della democrazia.
Se un politico non credesse al sistema giudiziario, ferma restando l’ovvia eccezione
della possibilità di errori fisiologici o di gravi illeciti distorsivi del giusto risultato,
non crederebbe neanche alla sua funzione, che ha senso solo in un contesto di
democrazia liberale.
E, questo è un mio pensiero, se un magistrato non credesse al sistema politico, con le
stesse doverose eccezioni, non avrebbe motivo di credere alla sua funzione, che
sarebbe esercitata al di fuori di qualsiasi contesto di democrazia.

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Di admin

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