L’aumento record dei prezzi di benzina e gasolio ha un effetto sui costi delle imprese e sulla spesa dei consumatori. Sono tantissimi i settori interessati dai rincari, dalla filiera agroalimentare fino a quella della distribuzione. E questo spinge gli italiani a cambiare abitudini e ad orientarsi sempre più verso scelte low cost.

Per capire le ragioni degli aumenti, va considerato che l’85% delle merci, per arrivare sugli scaffali, viaggia su strada in Italia. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento al balzo record del costo dei carburanti, dalla benzina al gasolio.

Il nuovo record di prezzi si trasferisce, quindi, sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli energetici.  A subire gli effetti è l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere attorno ad 1/3 sul totale dei costi per frutta e verdura, secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. Le imprese italiane devono affrontare un pesante deficit logistico per la carenza di infrastrutture per il trasporto merci con un gap di competitività che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

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E il caro prezzi fa volare gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che segnano +10,1% nelle vendite in valore, il più elevato tra tutti i canali di distribuzione, secondo quanto emerge dall’analisi Coldiretti sui dati Istat sul commercio al dettaglio ad aprile che registra un aumento del 5,5% degli acquisti alimentari rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Si tratta però, sottolinea la Coldiretti, di un risultato dovuto esclusivamente al caro prezzi con le quantità di prodotti alimentari acquistati che si riducono dello 0,8%. Il balzo dei discount evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo, in un periodo difficile

E l’aumento dei prezzi, scatenato dalla guerra in Ucraina, nel 2022 costerà alle famiglie italiane oltre 8,1 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli.

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La classifica dei rincari

A guidare la classifica dei rincari c’è la verdura che quest’anno costerà complessivamente alle famiglie dello Stivale 1,95 miliardi in più – sottolinea Coldiretti -, e precede sul podio pane, pasta e riso, con un aggravio di 1,48 miliardi, e carne e salumi, per i quali si stima una spesa superiore di 1,35 miliardi rispetto al 2021.

Al quarto posto la frutta – continua Coldiretti -, con 0,84 miliardi, precede il pesce (0,7 miliardi), latte, formaggi e uova (0,63 miliardi) e olio, burro e grassi (0,52 miliardi) che è però la categoria che nei primi cinque mesi del 2022 ha visto correre maggiormente i prezzi. Seguono con esborsi aggiuntivi più ridotti le categorie “acque minerali, bevande analcoliche e succhi”, “zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolci”, “caffè, tè e cacao” e “sale, condimenti e alimenti per bambini”.

“Bisogna trovare soluzioni – prosegue Coldiretti – e va migliorata l’efficienza del sistema distributivo, che va migliorata. Dallo stoccaggio, ai trasporti, ai tempi, ai costi. Basti pensare che una tonnellata di prodotti alimentari che percorre un chilometro in Spagna costa molto meno di una tonnellata di prodotti che percorre un chilometro in Italia. Qui i costi sono più alti: dai vincoli normativi, ai turni degli autisti, ai prezzi delle autostrade. È un tema rilevantissimo in questo settore”.

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Singolare la presa di posizione di Luigi Scordamaglia, presidente Filiera Italia che, recentemente, in una trasmissione TV, su la 7, così si è espresso: “I rincari dei prezzi di frutta e verdura sono giustificati, perché manca chi raccoglie verdura nei campi. Non si giustificano altri incrementi dei prezzi, qualcuno ha fatto il furbo”.

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