Il gip del Tribunale di Catania, Martina Rizza, su richiesta dei pm della Dda, Ignazio Fonzo e Alessandro Sorrentino, ha firmato il decreto di archiviazione nei confronti dell’imprenditore Pippo Gennuso, ex parlamentare regionale, di Rosolini, coinvolto nell’inchiesta della Dda legata ad un presunto voto di scambio con la mafia. Gennuso fu arrestato nell’aprile del 2018, quando rivestiva la carica di parlamentare regionale eletto nella lista Popolari ed autonomisti.

Una vicenda giudiziaria – si legge in un comunicato diffuso dalla famiglia di Gennuso – che ha passato al setaccio la vita dell’ex parlamentare, scattata subito dopo il voto delle Regionali del 2017, facendo riaprire un vecchio fascicolo risalante al 2012, su presunti rapporti tra Pippo Gennuso e la mafia di Noto.

Il Gip oltre all’archiviazione di Gennuso, ha firmato lo stesso decreto per altri quattro indagati che erano stati coinvolti e che nel 2018 erano stati raggiunti da provvedimenti cautelari, così come per l’ex deputato regionale. Si è trattato di un’inchiesta durata cinque anni, in cui gli investigatori hanno pure sentito tre collaboratori di giustizia per mafia e due pentiti del ‘Sistema Siracusa’, già condannati.

“Ho sempre avuto fiducia nei magistrati – ha dichiarato Gennuso – Sapevo che sarei uscito a testa alta da questa vicenda, perché nella mia vita ho sempre agito con trasparenza. Io i mafiosi li ho sempre denunciati e fatti arrestare e non conosco neppure i pentiti. Sono sempre stato consapevole della mia estraneità ai fatti che mi venivano addebitati ed oggi più che mai dico che sono rimasto vittima di una cricca. La stessa cricca che ha tentato di screditarmi in altre vicende, soltanto per gelosie politiche. Mi duole l’ingiusta detenzione ai domiciliari ed essere stato defenestrato dall’Ars ingiustamente, per non parlare degli attacchi mediatici di certa stampa, senza uno straccio di prova. Spero che adesso dedichino lo stesso spazio e lo stesso risalto, con l’archiviazione”.

La Procura distrettuale antimafia di Catania nella richiesta di archiviazione ha scritto – si legge ancora nella nota diffusa dalla famiglia di Gennuso – “che l’attività investigativa veniva sviluppata facendo ricorso ad attività tecnica di intercettazione e di videosorveglianza, protratta per un arco di tempo sufficientemente ampio. L’analisi del comportamento di Gennuso Giuseppe, delle sue abitudini e del suo modo di agire nel periodo in cui lo stesso è stato attenzionato da questa Polizia Giudiziaria, ha permesso di ricavarne un ‘immagine definita nei tratti essenziali ma ancora sfuggente. Lo stesso continua ad intrattenere rapporti di natura politica sia in ambito nazionale che locale, ove assurge a figura di “rispetto” univocamente riconosciuta dalla popolazione nonché a facilitatore e risolutore di privati dissidi e matasse burocratiche che le sue conoscenze sono in grado di sciogliere. Si è registrato, più volte, il “pellegrinaggio” di soggetti presso lo stesso per problemi della natura più varia ai quali il predetto non si è mai negato, finanche ricevendoli presso la propria abitazione. In riferimento alla politica regionale e nazionale, si sono riscontrati ricorrenti contatti sia con deputati eletti all’Ars che con parlamentari nazionali, che lo stesso ha ripetutamente incontrato nei suoi viaggi di affari nella Capitale. I vecchi rapporti di amicizia e militanza politica con politici del passato e tuttora in auge fanno sì che la propria opinione sia molto spesso presa in considerazione anche per le scelte politiche che devono essere adottate” .

Secondo i Pm, “non può non rilevarsi, senza alcun gratuito moralismo, che le intercettazioni di comunicazioni effettuate nell’ambito del procedimento numero 13470/2017 pur non consentendo l’enucleazione di condotte penalmente rilevanti a carico degli indagati, hanno evidenziato l’esistenza di un sottobosco politico – amministrativo, ove l’azione di chi, per mandato elettorale, è investito di un mandato rappresentativo lungi dall’essere finalizzata al perseguimento del bene pubblico si connota per un precipuo asservimento agli interessi personali, o di pochi che non si esita a definire sodali d’accatto, di chi, in buona sostanza, interpreta il ruolo di esponente politico in chiave esclusivamente o prevalentemente utilitaristica e remunerativa del suo “particulare”, in spregio alle più elementari regole della democrazia rappresentativa”.

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