La sezione di Siracusa dell’Associazione Siciliana della Stampa esprime soliedarietà e sostegno al collega Gaspare Urso, destinatario di un insensato e ingiustificato attacco personale sui social media da parte della consigliera comunale Simona Princiotta. Ancora una volta, si tende a mischiare la politica con l’informazione nel tentativo – tra l’altro mal celato – di condizionare i giornalisti e raggiungere il solito scopo: censurare. La correttezza e la dignità professionale di Gaspare Urso (giornalista stimato da tutti i colleghi anche per il suo ottimo lavoro di addetto stampa dell’Inda) non possono essere messe in discussione da nessuno, soprattutto da chi intende spaziare dai processi giudiziari (ancora in embrione) ai processi alle intenzioni.

Per le stesse ragioni, ci ha lasciato perplessi un pensiero postato sul profilo Fb dell’avvocato Paolo Ezechia Reale che attacca i giornali online per essere stati colpevolmente ritardatari nella pubblicazione della notizie relative all’intimidazione subita dalla Princiotta e conseguenti attestati di solidarietà da parte della politica. Appare quantomeno singolare che un avvocato si metta a sindacare sulla gestione di risorse e tempi delle redazioni.

Invitiamo Simona Princiotta e l’avvocato Reale (o l’eventuale suo ghost writer) a non interferire sul lavoro dei giornalisti e a non mischiare la politica con l’informazione. Non saremo probabilmente un Paese che brilla per la libertà di stampa, ma questo non può certamente consentire ai politici di attaccare la dignità di colleghi che, spesso per pochi euro, garantiscono comunque un servizio pubblico basilare per la convivenza democratica.

Se di anomalia si può parlare, questa riguarda piuttosto la commistione tra cronaca politica e cronaca giudiziaria cui assistiamo in questi giorni. Non sono stati certo i giornalisti a determinarla. Chi accusa la stampa dimostra di essere poco accorto e preferisce guardare al dito piuttosto che alla luna, dà la colpa a chi racconta ciò che sta succedendo nella politica siracusana e non si preoccupa delle cause. Nei giorni scorsi abbiamo letto e ascoltato di una conferenza stampa in cui il sindaco Giancarlo Garozzo, l’assessore Valeria Troia e il consigliere comunale Alberto Palestro hanno parlato di “gogna mediatica”.

Al di là dell’ormai consunto luogo comune, tutti sanno che non sono i giornalisti a stabilire chi è colpevole o innocente. Noi, nel rispetto dei cittadini, abbiamo un solo dovere: pubblicare le notizie di cui veniamo a conoscenza dopo averle verificate. Se ci sono giornalisti che forzano i fatti o hanno atteggiamenti persecutori e non rispettano i principi deontologici, sono facilmente individuabili e perseguibili con gli strumenti previsti dalle norme e dalla legge istitutiva del nostro Ordine professionale.

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