Il segretario generale della Cgil di Siracusa, Roberto Aloisi, ha lanciato un nuovo allarme: “la zona industriale siracusana è sull’orlo del baratro”. Le nuove tensioni internazionali rischiano di essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. E la colpa, se adesso il polo siracusano si trova in una sorta di strada senza uscita, è – per il sindacato – tutta della politica. “L’immobilismo della politica e la debolezza del Governo Regionale lasciano la nostra zona industriale in un limbo sospeso sull’orlo del baratro”, dice tutto d’un fiato.
Solo annunci e tanto vuoto in mezzo, con imprese e lavoratori abbandonati senza guida nella ricerca di nuovi percorsi, tra sopravvivenza e transizione. “Era già una inutile forzatura la richiesta avanzata dalla Regione al Ministero per l’istituzione dell’area di crisi complessa. I termini sono scaduti, senza alcuna risposta. Siamo di fronte al disimpegno politico-istituzionale, aggravato da una lunga campagna elettorale sempre più avvitata nella ricerca di riposizionamenti individuali piuttosto che occuparsi di problemi generali e di crisi industriale”.
E in questo quadro, la Cgil vede l’avanzata della recessione, “sociale ed economica”. La crisi energetica in atto, le difficoltà di approvvigionamento di materiali, l’irrigidimento del sistema bancario a seguito degli scenari sanzionatori europei e il proseguire di una scellerata guerra “acuiscono le enormi preoccupazioni sulla capacità di ripresa di un apparato industriale che rappresenta ancora oggi il 40% dell’intero Pil provinciale, un gettito fiscale di oltre 9 miliardi e un bacino occupazionale di circa 10mila lavoratori”.
Le soluzioni sono delegate alla politica. “Il Governo nazionale colpevolmente tace, quello Regionale getta la spugna, i rappresentanti politici precipitano nell’afasia e i poteri istituzionali stentano ad alzare la voce”, commenta amaro Alosi.
Rimane così un’unica strada: “la mobilitazione e la pressione sociale e ci misureremo su questo. Non resteremo a guardare”, spiega chiaro il segretario provinciale della Cgil. L’avvicinamento al primo maggio, un primo maggio probabilmente di lotta, è iniziato.

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