Covid, Draghi e le Regioni, dopo Pasqua misure riviste

Covid 19, Mario Draghi ha firmato il suo primo DPCM: ecco cosa cambierà

Lavorare “tutti insieme” per imprimere il cambio di passo alla campagna di vaccinazione e raggiungere le cinquecentomila somministrazioni al giorno, visto che da oggi alla domenica di Pasqua è previsto l’arrivo di tre milioni di dosi. Il Governo e il premier Mario Draghi vedono oggi le Regioni per superare divisioni e incomprensioni, dopo la strigliata del presidente del Consiglio ai territori per i ritardi e le differenze nelle somministrazioni, “difficili da accettare”. E visto che da oggi mezza Italia è in zona rossa, con Calabria, Toscana e Valle d’Aosta che si vanno ad aggiungere alle otto regioni e alla provincia di Trento, e i dati dicono che ci sono ancora ventimila contagi e trecento morti al giorno, quasi 3.700 malati in terapia intensiva. Insomma, al momento parlare di riaperture è prematuro e il decreto dovrebbe rinnovare tutte le misure attualmente in vigore: cancellazione della zona gialla, niente visite a parenti e amici in zona rossa, spostamenti ancora vietati tra le regioni, chiusi bar, ristoranti, cinema, teatri, musei, piscine e palestre. La novità più importante è quella che riguarda le scuole: si torna in presenza fino alla prima media anche in zona rossa, come era previsto nel precedente decreto, mentre nelle zone arancioni saranno in classe tutti gli studenti fino alla terza media e al 50% quelli delle superiori. Il vertice di oggi arriva mentre l’Esecutivo è impegnato a mettere a punto il decreto legge con le misure in vigore dopo Pasqua: un provvedimento che dovrebbe essere pronto a metà settimana e potrebbe prevedere una sorta di verifica a metà aprile per valutare la possibilità di riaprire, se la situazione epidemiologica lo consentirà, alcune attività prima di maggio, a partire da bar e ristoranti a pranzo. L’incontro tra Draghi, i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, il commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e le Regioni servirà dunque a ribadire le priorità indicate dal piano nazionale e a mettere a punto la mosse per i prossimi giorni, seguendo la strategia del doppio binario indicata da Figliuolo: hub e punti vaccinali nelle città, postazioni mobili per raggiungere in maniera capillare i paesi e le zone più isolate. Con l’arrivo di oltre un milione di dosi di Pfizer, oltre 500mila di Moderna e 1,3 milioni di Astrazeneca, le Regioni avranno quei vaccini che chiedono da settimane per poter far decollare la campagna. Ma proprio per questo non si può sbagliare e dunque, è il messaggio del governo, lo Stato è pronto a intervenire con volontari e militari in caso di difficoltà. Senza “mettere divieti e minacciare misure”, come ha detto Draghi venerdì scorso, ma lavorando tutti insieme e seguendo un unico criterio che è quello dell’età. Le Regioni porteranno le loro richieste, prima tra tutte la redistribuzione delle dosi in base alla popolazione, e ribadiranno che governo e territori hanno gli stessi interessi e gli stessi obiettivi. “C’è bisogno di stringere i bulloni” ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, ammonendo quei governatori – De Luca in testa – che si sono spinti in avanti annunciando di voler acquistare per proprio conto i vaccini, a partire dallo Sputnik. “Siamo una nazione, non siamo venti piccole patrie. Se una Regione da sola acquistasse dei vaccini autorizzati da Ema e Aifa andrebbero ripartiti tra tutti gli italiani”. Con le dosi di vaccino, in settimana arriverà anche il decreto con le nuove misure. Nelle prossime ore è in programma una riunione del Cts e il testo dovrebbe essere pronto mercoledì: oltre alle norme ad hoc per il personale sanitario, l’obbligo di vaccinarsi per medici e infermieri a contatto con il pubblico e lo “scudo penale” per chi somministra le dosi limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave, potrebbe prevedere la verifica della situazione epidemiologica a metà del mese per valutare, in caso i dati del contagio siano in discesa e la pressione sulle strutture sanitarie allentata, l’allentamento di alcune restrizioni. Si pensa, in particolare ai bar e i ristoranti, ai quali sarebbe consentito aprire a pranzo, cinema e teatri ma anche al ritorno in classe per gli studenti delle superiori. Un punto di mediazione tra l’ala rigorista del governo e chi, Lega in testa, spinge per riaprire il paese. Della verifica parla esplicitamente Forza Italia con i capigruppo Occhiuto e Bernini e l’ipotesi non dispiace alla Lega che, dice Matteo Salvini, “lavora con e per Draghi” e ha l’obiettivo “di riaprire dopo Pasqua le attività nelle città italiane con la situazione sanitaria sotto controllo”. Che è poi quel che da giorni ripete Speranza e che ha dichiarato anche Draghi. Riguardo alle seconde case, per Pasqua si potranno sempre raggiungere anche in zona rossa, purché siano di proprietà o con un affitto precedente al 14 gennaio e non vi siano ordinanze dei presidenti di Regione che ne vietano l’uso ai non residenti.

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