Pioggia di rinunce al vaccino AstraZeneca: la paura dilaga e i medici temono di finire imputati

Vaccino Astra Zeneca, casi di rinuncia tra docenti e ATA. Gli esperti: "È  sicuro" - Orizzonte Scuola Notizie

Pioggia di rinunce al vaccino di Astra Zeneca, non solo in Sicilia. E’ quello che sta accadendo a causa delle inchieste avviate da varie procure siciliane, per casi di morte improvvisa che seguono, in via temporale, la somministrazione del vaccino. Dopo le prime settemila rinunce nell’Isola, in tanti, pur non cancellandosi dalle prenotazioni, non si sono presentati alla somministrazione. E adesso che circola l’ipotesi di usare il siero Atsra Zeneca per gli operatori sanitari e il Pfizer o il moderna per la coorte fra i 70 e i 79 anni per evitare il diffondersi della paura, anche i medici starebbero rinunciando. Almeno una parte di loro e del personale sanitario in genere.

Dalla comunità scientifica si continua a dire che il vaccino è sicuro. Oltre 15 milioni di dosi somministrate in tutta Europa e solo 150 casi di eventi avversi. Per la casa madre la sequenza temporale non dimostra correlazione e le analisi dimostreranno che il vaccino non ha nulla a che vedere con le morti improvvise. Ma anche statisticamente 150 eventi avversi significa meno di un caso ogni diecimila fiale. Dati che sono sovrapponibili a centinaia di farmaci di uso comune.

Il Presidente dell’Ordine de medici ha raccontato all’Ansa la paura dei sanitari “Molti colleghi sono spaventati da quello che è successo in Sicilia. La magistratura fa il suo doveroso lavoro e sono ‘atti dovuti’ ma serve mettere in serenità gli operatori e pensare a “una sorta di ‘scudo penale’, un intervento legislativo idoneo, senza sconvolgere i nostri principi democratici, per dare in un questa fase emergenziale la possibilità al medico di potersi esimere dai problemi di carattere colposo” dice il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, Filippo Anelli sulle inchieste in corso per i casi di decessi in merito alle vaccinazioni con AstraZeneca. “Oggi – dice Anelli – in assenza di una norma, in un momento straordinario dove abbiamo una malattia che è comparsa per la prima volta sulla faccia della terra non abbiamo una terapia risolutiva; abbiamo vaccini e in una campagna di vaccinazione di massa sicuramente può avvenire qualche problema. I rischi di fronte a grandissimi numeri sono sempre possibili ma penso che il Parlamento a questo punto, e lo avevamo già chiesto nella prima fase, debba pensare, seriamente a un intervento legislativo che doni un po’ di tranquillità e serenità alla professione”. “Questo è il nostro appello perché questa disponibilità – prosegue Anelli – non si trasformi in un boomerang, dove i medici saranno poi costretti a nominare avvocati e ad andare davanti al giudice. Questo non favorisce sicuramente una serenità da parte degli operatori”. “Naturalmente – afferma il presidente Fnomceo – non significa togliere nulla ai cittadini ma soltanto far lavorare i professionisti in maniera serena. C’erano già delle ipotesi legislative che erano state avanzate nella fase finale della prima ondata che possono essere riprese senza lo sconvolgimento dei nostri principi democratici ma in grado di consentire in una fase emergenziale di dare la possibilità al medico di potersi esimere dai problemi di carattere colposo, salvaguardando le attività che vengono svolte”. “Nessun medico – conclude Filippo Anelli – vuole creare problemi in questo momento ai cittadini. I problemi sono intrinseci in una gestione oggettivamente complessa e assolutamente nuova”.

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